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September 26 La vecchia storia dell'Italia:di Ognuno, di Qualcuno, di Chiunque e di Nessuno.C'è un pò di ugnuno, di qualcuno, di chiunque e di nessuno in tutti noi.
Questa è la storia di quattro individui: Ognuno, Qualcuno, Chiunque e Nessuno. Bisognava fare un lavoro importante e si chiese a Ognuno di occuparsene. Ognuno si assicurò che Qualcuno lo facesse. Chiunque avrebbe potuto occuparsene, ma Nessuno non fece mai niente. Qualcuno s'arrabbiò perché considerava che per questo lavoro Ognuno fosse responsabile. Ognuno credeva che Chiunque potesse farlo, ma Nessuno mai si rese conto che Ognuno non avrebbe fatto niente. Alla fine Ognuno rimproverò Qualcuno per il fatto che Nessuno non fece mai quello che Chiunque avrebbe dovuto fare.
Pensateci e ditemi se almeno una volta nella realtà non vi è successa una cosa simile.
September 25 Alle volte basta un sorriso.La frase del giorno ( Martedì 25/09/2007).
Regala ad ogni giornata la possibilità di essere la più bella della tua vita. (Mark Twain)
Spesso basta un particolare per cambiare le cose, anche solo un piccolo sorriso. Sdoganata Arancia Meccanica.36 anni per prepararci ad Arancia Meccanica, il film del 1971, non è mai stato trasmesso in chiaro, almeno non fino ad oggi.
Dopo 36 anni dalla sua prima uscita cinematografica Arancia Meccanica, capolavoro di Stanley Kubrick, va in onda per la prima volta sulla televisione generalista italiana il 25 settembre 2007 su La7 alle ore 22.30.
Il film del 1971, non è mai stato trasmesso in chiaro, almeno non fino ad oggi.
Imperdibile, una visione passata della realtà moderna. Kubrick si era sbagliato di poco preveggendo, purtroppo.
September 21 Lottare significa educare e far evolvere i costumi. Suad e la sua storia."Nessuno può immaginare il dolore che si prova con il corpo in fiamme. Un dolore atroce, profondo, che non si dimentica più":Io, Suad, condannata a morte.
"Nessuno può immaginare il dolore che si prova con il corpo in fiamme. Un dolore atroce, profondo, che non si dimentica più". Sono passati molti anni da quando, una sera d'estate, Suad si mise a correre disperata nel cortile di casa avvolta da una palla di fuoco, ma il ricordo di quei momenti di terrore è impresso indelebilmente nella sua memoria. E soprattutto sulla pelle martoriata del suo corpo, rimasto a lungo tra la vita e la morte, costretto a giacere per un anno su un letto d'ospedale, subendo ventisette operazioni.
Quella sera d'estate Suad era solo una ragazza di diciotto anni, nata e cresciuta in un piccolo villaggio della Cisgiordania, dove un padre-padrone la costringeva a una vita impossibile: nessun diritto, niente scuola, solo obbedienza e faticosi lavori domestici. E proprio quel padre ignorante e autoritario non esitò a condannarla a morte per punire una gravidanza frutto di un amore clandestino. Per lui e per tutta la famiglia, Suad era solo "una charmuta, una puttana che doveva scomparire dalla faccia della terra". Ad incaricarsi dell'esecuzione fu il cognato, che le versò addosso una bottiglia di benzina e le diede fuoco, lasciandola in fiamme in mezzo al cortile. La ragazza però non morì, finì in ospedale dove il figlio nacque miracolosamente. Nell'indifferenza generale, soffrì le pene dell'inferno, ma riuscì a sopravvivere, fino a quando una organizzazione umanitaria si prese cura di lei e la portò in Europa, dove finalmente fu curata. Questa storia terribile e drammatica Suad la racconta oggi in Bruciata viva (Piemme, pagg. 250, euro 14,90, in libreria il 23 febbraio), un libro che in Francia ha venduto oltre 300.000 copie ed è già in corso di traduzione in diciotto paesi. "Quando mi fu proposto di ripercorrere la mia drammatica esperienza, ho avuto paura. Ho esitato a lungo. Temevo di espormi troppo e temevo soprattutto le reazioni delle persone che mi stanno vicine", spiega la donna, che oggi è sposata e ha tre figli, ma si presenta in pubblico sempre con il volto coperto da una maschera per non farsi riconoscere: "Ricordare e raccontare il mio passato è stato doloroso. Questo sforzo di memoria traumatico mi ha però fatto bene, come una terapia. Mi sono liberata dai fantasmi del passato. Inoltre, mio marito e i mie figli ora conoscono tutti i particolari del mio calvario, sanno da che cosa sono scappata. Non devo più nascondere nulla". Per ricostruirsi fisicamente e psicologicamente, Suad ha avuto bisogno di molto tempo. E' partita lontano, in un paese straniero. A poco a poco ha superato le sue paure e si è rifatta una vita, ma, ogni volta che racconta ciò che le è successo, è costretta a rivivere il suo dramma: "Una volta, durante un incontro pubblico, una donna ha messo in dubbio le mie parole. Il mio calvario le sembrava impossibile. Allora mi solo alzata in piedi, mi sono girata, ho sollevato la camicia e ho mostrato la mia schiena piagata. La donna ha cominciato a piangere. Per me fu un momento difficile, ma per lei fu una situazione insopportabile". Se l'autrice di Bruciata viva si è decisa a scrivere la sua storia, è soprattutto perché vuole denunciare l'orrore del delitto d'onore, una pratica che purtroppo è ancora in vigore in molti paesi. Secondo le stime dell'Onu, infatti, ogni anno almeno cinquemila donne di ogni età vengono condannate a morte per aver macchiato l'onore della famiglia: "Mi piacerebbe che il libro venisse letto soprattutto in quei paesi dove queste barbarie hanno ancora luogo. In Medioriente, in Turchia, in India o in Pakistan molte giovani ragazze muoiono bruciate vive, strangolate o spinte al suicidio, solo perché hanno infranto i costumi della tradizione o si sono sottratte alla violenza del potere maschile. Si tratta di veri e propri omicidi che poi spesso vengono fatti passare per incidenti". Per Suad, l'opinione pubblica non può più restare inerte di fronte a un tale dramma. Deve aiutare le donne di questi paesi a trovare la forza e il coraggio di ribellarsi, soprattutto le ragazze più giovani, quelle che vanno a scuola e iniziano a comprendere l'arretratezza della loro condizione di sottomissione. "Lottare", dice, "significa educare e far evolvere i costumi. Io e le mie sorelle non abbiamo avuto il diritto di andare a scuola, solo mio fratello ha avuto tale privilegio. Anche per questo abbiamo accettato la nostra vita senza ribellarci. Quando vivevo in Cisgiordania, infatti, non mi rendevo conto dei torti e delle ingiustizie che subivo. La violenza di mio padre, i maltrattamenti, i lavori faticosi a cui ero costretta, tutto mi sembrava normale. Persino la mia condanna a morte mi sembrò normale e ineluttabile, anche perché provavo un terribile senso di colpa per aver amato un uomo di nascosto. Avevo l'impressione di aver commesso una colpa gravissima. E al villaggio tutti erano contro di me". Solo allontanandosi da quel mondo, mentre curava le sue cicatrici, Suad ha scoperto come poteva essere una vita diversa e ha capito che anche le donne hanno diritto alla felicità: "Durante l'infanzia e l'adolescenza non ho mai conosciuto né gioia né piacere, solo sfruttamento, privazioni e violenza. Oggi voglio combattere quel mondo di tradizioni arcaiche, nella speranza che le ragazze più giovani possano avere un destino diverso dal mio". Riflettere gente.
September 20 I libri pendolari.BOOKCROSSING IN CARROZZA:anche un vostro libro può diventare un pendolare, in attesa di scendere a chissa quale fermata.
Se siete dei viaggiatori abituali o occasionali, vi sarà certamente capitato di notare come, viaggiando soprattutto in treno, ci si possa imbattere in oggetti lasciati sui sedili vuoti da chi ci ha preceduti in quel passaggio. Parliamo di tutta una gamma di prodotti spesso già comsumati e oramai inservibili (cartacce, packaging di sigarette vuoti, etc), alle volte dimenticati o smarriti (occhiali, chiavi, etc) o abbandonati a se stessi volontariamente( giornali, libri, etc). Mentre i prodotti inservibili non rappresentano alcun valore aggiuno e quelli dimenticati devono essere attentamente valutati (un portafoglio isolato spesso ci mette in crisi con la nostra coscienza ancora prima di verificarne il contenuto), gli oggetti abbandonati posso rappresentare una ricchezza inaspettata. Se riflettiamo sui motivi che per cui questi oggetti vengono abbandonati, potremmo scoprire come dietro ci siano delle ragioni sicuramente scontate, ma alle volte potremmo scoprire come le stesse possano essere inaspettate e sorprendenti. A me è successo e vorrei racconttarvi una cosa che non forse tutti sanno. Mentre i giornali ( i quotidiani, i settimanali, etc), il più delle volte, vengono lasciati per il più ovvio dei motivi, perché già letti durante il viaggio, e rappresentano un peso in più (scomodo) di cui il viaggiatore che scende si libera volentieri per non trascinarselo nel proseguo del suo viaggio, i libri sono spesso dimenticati nella foga della discesa, ma sono anche spesso abbandonati volontariamente. Voi direte, perchè abbandonare un libro? Un libro non è una ricchezza? Il libro non è l'oggetto che da sempre incarna il simbolo della cultura e della nozione, e allora chi potrebbe essere tanto avventato da lasciarlo volutamente abbandonato su un anonimo vagone di un treno qualunque? La risposta è una sola ed è un'usanza che ho scoperto aver preso molto piede in tempi recenti. Si tratta di libri che vengono deliberatamente lasciati con un unico scopo : quello di condividere con uno sconosciuto, e rimanendo donatori assolutamente anonimi, il piacere della lettura di un libro. Posso documentare come iniziative del genere sono diffuse da diverso tempo nel mondo. La moda, se così la si vuole chiamare, è partita dagli Stati Uniti (e quando mai si fanno mancare qualcosa questi americani, geniali) ed è stata ribattezzata "bookcrossing". In Italia è stata diffusa soprattutto da Radio3, come si apprende dal sito www.radio.rai.it/radio3/fahrenheit/passalibro.cfm, con la trasmissione Fahrenheit, il programma quotidiano di Radio3 in onda dalle 15 alle 18. Se principalmente è la (vasta) comunità dei lettori ad essere coinvolta in questo gioco dai molti positivi aspetti, anche altre comunità ne sono partecipi, come quella qui trattata dei viaggiatori in treno, i cosiddetti pendolari. Infatti noi abbiamo parlato di treni, ma scorrendo la lista dei libri lasciati e ritrovati si scopre come non siano solo i luoghi del viaggio pendolare quelli in cui avviene il bookcrossing, ma sono sicuramente quelli in cui ,con più frequenza, avviene lo scambio anonimo dei libri. Due cose si possono notare tra le altre, da parte di chi partecipa a questo gioco (all'indirizzo http segnalato) lasciando "in eredità" i propri libri.Innanzitutto la grande precisione nel descrivere il treno, spesso con il suo numero e con l'orario, in cui il libro viene lasciato o è stato trovato. Come a dire che si possono amare i libri ed essere pendolari consapevoli allo stesso tempo. Una nuova dimensione con cui considerare il pendolare: anche colto e sensibille oltre che affrettato e tendenzialmente insoddisfatto del servizio ferroviario. La seconda è il gran numero di persone che quotidianamente decidono di aderire a questa forma di scambio o deposito culturale. Numeri che possono continuare ad aumentare, con il contributo di chiunque voglia aderire. Per chi fosse incuriosito da questa basta forma di comunicazione (modello grande biblioteca mondiale) può incollare sul libro l'etichetta che si può stampare dal sito di Radio3 ed eventualmente segnalare su internet il fatton (se lo si vuole registrare). Il gioco è fatto, anche il vostro libro diventerà un pendolare, in attesa di scendere a chissa quale fermata. September 12 Una bevuta al “toro verde”.«Lela. Un viaggio imprevisto mi porta via... ma ancora insieme torneremo e ci racconteremo».
Tutti i nodi vengono a Internet.N ulla si crea, niente di distrugge, ma tutto si trasforma (spesso in brusio generale). Internet è come una grande città: brulica di gente interessante e di occasioni culturali probabilmente introvabili altrove, ma occhio chiaramente a quali quartieri bazzicate. L'unica legge di Internet è che non c'è legge e che non ci sono controlli.E' quindi comprensibile che un accesso ad Internet sia ambito tanto da chi vuole essere semplicemente libero di fare e dire quello che gli pare, senza condizionamenti, quanto da chi approfitta di questa totale libertà per comportamenti che sono illegali in molti paesi del mondo. Troverete quindi pazienti ed amorevoli trascrizioni di poesie haiku giapponesi accanto a immagini pornografiche per tutti i gusti e ad elenchi di codici di accesso di carte di credito rubate. Basta non accedere a quello che ritenete sconveniente e divertirsi con il resto. Io amo catalogarmi e archiviarmi tra quelli che vogliono essere semplicemente liberi di fare e dire quello che gli pare, senza condizionamenti, ma consapevoli di voler mantenere sempre una certa integrità e un certo profilo. In internet ognuno può entrare e arrangiarsi da solo a cercare quel che gli serve, non esistono cartine per orientarsi "nei viaggi" su Internet per un semplice motivo: Internet è in continua evoluzione e quindi qualsiasi "cartina" sarebbe obsoleta nel momento stesso in cui nasce. Potremmo sintetizzare il tutto dicendo che su internet Nulla si crea, nulla di distrugge, ma tutto si trasforma (la legge di Lavoisier trova anche qui la sua applicazione). A me piace molto questo navigare, a volte definito, a volte trasportato passivamente dalle correnti. Dicevamo che internet è come una grande città, con le sue strade, i suoi vicoli, i suoi mercati rionali. Ed è proprio su questi ultimi che vorrei concentrarmi oggi, questi mercati rionali presenti in tutte le città, accomunati da un brusio di sottofondo generato dal continuo vociare della gente. Per me che sono di Torino, il più rinomato mercato è quello di Porta Palazzo detto anche del Balôn, dove trovi sia bancarelle tradizionali che bancarelle con prodotti etnici gestite da filippini, cinesi ed egiziani. Il Balôn è il più grande mercato all’aperto d’Europa. Poi c'è anche il mercato di Borgo Dora, gigantesco mercato delle pulci e dell’antiquariato che tutti i sabati e la seconda domenica di ogni mese è una meta irrinunciabile per chi vuole conoscere una delle facce più affascinanti di Torino e scovare penne e orologi antichi, giocattoli di latta e libri pregiati, mobili e tappeti di ogni epoca, abiti e pizzi. Tutti i mercati rionali sono situati comunemente in piazze in corrispondenza di chiese di culto cattolico o delle vecchie porte daziarie, Torino non è da meno chiaramente. I mercati sono centri del quartiere o piccoli porti urbani e posseggono sempre una certa forza attrattiva. Con il passare del tempo, insieme alla merci, giungono nuovi lavoratori e acquirenti di ogni tipo.Nostrane e poi esotiche le merci, indigene e poi immigrate le genti, ma il mercato non perde il suo fascino. Il suo live space è: http://mentuzza.spaces.live.com
September 11 11 Settembre, a 6 anni di distanza tanto fumo e poco arrosto."E' difficile sapere quale sia la verità, ma a volte è molto facile riconoscere una falsità."(Albert Einstein) [...]...Edna detestava il disordine. Quando a sera tornava nella sua casetta di East Elmhurst, nel Queens, mascherava la stanchezza rassettando le stanze e preparando la cena per suo marito William. Lo aveva tirato fuori dall’alcolismo, e per loro non c’era felicità più grande che addormentarsi davanti alla tv con la piccola trasgressione di una cucchiaiata di gelato di troppo. Ogni cosa, in quel matrimonio, pareva finalmente avere un suo posto: nelle anime dei signori Cintron, nei loro armadi, nei loro progetti. Ma quella mattina Edna vide improvvisamente il mostro del Caos farsi strada sotto di lei, al 97mo piano della Torre Nord, dove lavorava nel reparto amministrativo del Marsh & McLennan. Udì un rombo primordiale, avvertì lo squasso, osservò le carte volare ovunque, cercò di non registrare le grida dei suoi colleghi atterriti. Mentre tutti fuggivano, per istinto, nella direzione opposta, lei si fece largo verso la ferita aperta nel grattacielo, e guardò giù, aggrappata all’idea che quella non fosse realtà, e che bastasse rimettere a posto i documenti, spolverare la scrivania, riaccendere il computer. Restò a osservare la Plaza con la scultura di Pomodoro, infinitamente più in basso, cercò con gli occhi la statua della Libertà. Poi sparì, dentro a una nuvola, assieme ad altre 2.749 persone...[...] Nessuno, più di cinque anni dopo, ha spiegato in che modo Edna Cintron abbia potuto compiere il percorso a ritroso dentro la Torre devastata dagli incendi. Per i dietrologi, il fotogramma che immortala la 46enne bionda, impiegata, di origine portoricana, in quella assurda posizione in bilico nello squarcio, è una delle «prove» che a far crollare i due giganti del World Trade Center non furono gli impatti degli aerei: gli incendi innescati dal carburante sarebbero stati più contenuti di quanto ipotizzato dall’esterno, altrimenti la donna non sarebbe mai potuta arrivare a sporgersi da quel punto in presenza delle temperature ipotizzate.Come sia andata davvero, quell’11 settembre, all'interno delle torri, lo saprà forse la prossima generazione. .Nessuno, a parte ovviamente chi ha organizzato tutto ( e chi ha cercato di coprire tutto), può sapere come si sono svolti precisamente i fatti di quel giorno.Si possono al massimo formulare teorie, coerenti e probabili quanto volete, ma non certe, perchè semplicemente non esiste nessun modo di verificarle, troppi anche i silenzi. Il problema è tutto qui. http://xoomer.alice.it/911_subito/immagini_eloquenti.htm . Se non volete avere dubbi, vivere di quello che vi viene inculcato, non andate a vedere il sito, ma se volete un altro punto di vista, un punto di vista di cui nessuno parla.... In questo sito, quindi, non troverete come sono andate le cose.Troverete come non sono andate. E ricordate : "E' difficile sapere quale sia la verità, ma a volte è molto facile riconoscere una falsità."(Albert Einstein).
Ogni volta che rivedo questa immagine di questa donna (Edna Cintron) nello squarcio aperto dall'aereo nella torre, mi si gela il sangue al solo pensero di quello che sarà per lei tra pochi attimi ( il crollo della torre) e al poco rispetto che si usa verso la morte di queste persone raccontandoci verità distorte, per coprire interessi veri. IL VIDEO September 10 La leggenda di San Sebastiano a Castiglione Torinese.
"Aggio"..... argomento complesso me ne rendo conto.Il diritto di battere moneta e farsela pagare.
Un mio amico mi segnala il problema e io così com'è ve lo sottopongo.
Il termine "Aggio" sapete cosa vuol dire?
In economia è la differenza fra due valori riferiti allo stesso elemento, solitamente di natura finanziaria o monetaria, per cui il valore più elevato fa 'aggio' (o 'premio') su quello più basso;
Riferito ai titoli, l'aggio può essere la differenza positiva fra la quotazione corrente di un titolo e il suo valore nominale, oppure la differenza fra il valore di emissione di un titolo e il suo valore nominale;
nel caso di una moneta, l'aggio è la differenza fra il suo valore (più elevato) a una certa data e il suo valore corrente, come può accadere se ci si aspetta un rialzo di quella valuta: in questo caso il corso a termine 'fa aggio' sul corso a pronti, o in contanti; nel caso contrario, in cui è atteso un ribasso, è il corso a pronti che fa aggio su quello a termine.
Per il resto delle cose, il termine aggio fà riferimento sempre a qualcosa di negativo.
Da qui Aggiotaggio, Sabotaggio o Signoraggio.
Aggiotaggio: chiunque, al fine di turbare il mercato interno dei valori o delle merci, pubblica o altrimenti divulga notizie false, esagerate o tendenziose o adopera altri artifici atti a cagionare un aumento o una diminuzione del prezzo delle merci, ovvero dei valori ammessi nelle liste di borsa o negoziabili nel pubblico mercato, è punito con la reclusione fino a tre anni e con la multa da uno a cinquanta milioni. Il problema c'è, ma se pensiamo che oggi il maggiore indiziato ( Berlusconi è stato prosciolto) di aggiotaggio è Giorgio Chinaglia per l'acquisizione della Lazio Calcio Spa, il problema è serio, ma non così serio. Almeno non ci riguarda tutti, perchè io la Lazio non me la posso permettere.
Il sabotaggio è una deliberata azione volta all'indebolimento del nemico attraverso la sovversione, l'intralcio, il disordine e/o la distruzione. Chi non ha mai fatto sabotaggio almeno una volta nella vita? Piccole cose, chiaro!! Il problema è serio se riguarda il terrorismo, ma se ne parla tanto e, per fortuna, se ne vede poco dalle nostre parti.
Il signoraggio è la differenza fra il valore nominale di una banconota (o moneta) ed il costo della sua produzione. L'insieme dei redditi derivante dall'emissione di moneta prende il nome di reddito da signoraggio.
Io non ho mai sentito parlare di Signoraggio, ma se oggi mi ritrovo a pagare tasse così alte per l'indebitamento di chi c'era prima, il signoraggio ne è una delle maggiori cause.
Vi invito a visitare il seguente indirizzo internet per comprendere come Signoraggio sia direttamente collegato all'inflazione. Argomento complesso, ma è significativo per comprendere come un termine così poco citato ( perchè scomodo) possa essere una delle maggiori cause del nostro debito pubblico odierno e ci riguardi tutti.Se non vi riguarda è perchè non pagate le tasse o non le pagherete, se è così ditemi o scrivetemi come fate.
Per saperne di più:
Non bisogna essere esperti di economia per comprendere.
"Buon compleanno cellulare".Il GSM ha compiuto 20 anni, da Status Symbol a bene quotidiano di tutti.
Sono passati 20 anni da quando a Copenhagen 15 operatori telefonici da 13 Paesi del mondo hanno dato vita alla rete GSM.
Era il 7 Settembre 1987, quando nasceva il Global System for Mobile Communications, più comunemente chiamato “rete GSM” e ad oggi in tutto il mondo, questo network tocca 2,5 miliardi di persone attraverso 218 Paesi. L’accordo iniziale venne siglato da 15 operatori, mentre adesso hanno toccato quota 700, offrendo l’85% del servizio mobile mondiale, muovendo un mercato fatto di consumatori che ogni anno comprano oltre un miliardo di nuovi cellulari, chiamano per migliaia di miliardi di minuti e mandano altrettanti messaggi di testo. Da Status Symbol a bene quotidiano di tutti. Buon compleanno. September 07 Clemente è stato clemente.E' più pericoloso un delinquente, o chi ne ha scarcerati circa 20 mila?Foto segnaletiche
1 Artur Lleshi 2 Naim Stafa 3 Clemente Mastella E' più pericoloso un delinquente, o chi ne ha scarcerati circa 20 mila? September 06 Torino è casa mia di Giuseppe Culicchia![]() “Torino è casa mia” è il libro giusto per chi ha voglia di fare un viaggio e non sa dove andare o per chi ha voglia di sorridere e non sa come fare.
Torino è casa mia.
Su Torino è stato scritto tanto: guide illustrate, book fotografici, romanzi, recensioni ma mai mi era capitato di veder descritta, come fa Giuseppe Culicchia, la stazione di Porta Nuova come un ingresso, il Po come un bagno, la splendida Piazza San Carlo come un salotto, il mercato del Balon come un ripostiglio e il Parco del Valentino come un terrazzo di casa. “Torino è casa mia” propone un modo originalissimo di guardare la città sabauda utilizzando una metafora intima ed immediata, casa propria. L’autore si muove per la città come chiunque si muove nel proprio appartamento: entra dall’ingresso, fa un salto in cucina -Porta Palazzo- e si aggira poi per gli altri locali della “casa” cogliendoli da un’angolatura diversa ed intrigante. Le vie e le piazze della città diventano in questo modo intime e private e chi legge si sente a proprio agio: Torino, città tradizionalmente “cupa”, incolore e fredda riesce ad offrire di sé un’immagine diversa: un angolo piacevole, ricco di gioielli nascosti che aspettano solo di essere ammirati. Culicchia, torinese purosangue, guida alla scoperta degli usi e dei costumi della Torino “vera”, quella degli aficionados dell’aperitivo diventato un vero e proprio rito, quella “viva” di Porta Palazzo, quella “godereccia” del Quadrilatero. In mezzo ad una breve ma accurata narrazione della storia della città, l’autore inserisce una mappa dettagliata, la descrizione dei luoghi d.o.c. di Torino, le curiosità, le piccole manie e le fobie dei Torinesi, senza sorvolare nemmeno sulle brutture della città, come l’inquinamento del Po, le zone off-limits e le aree degradate e abbandonate. Poca invenzione dunque, ma tanta voglia di raccontare e svelare i mille misteri di Torino. Una guida utile, un racconto divertente, quasi un saggio: “Torino è casa mia” è il libro giusto per chi ha voglia di fare un viaggio e non sa dove andare o per chi ha voglia di sorridere e non sa come fare. Il blog è qualcosa di fatto in casa.E il vostro blog, che categoria appartiene????
Che cosa è un blog?
Un qualcosa da creare, forgiare, modellare e fargli prendere forma piano piano...
In informatica, e più propriamente nel gergo di Internet, un blog è un diario in rete. Il termine blog è la contrazione di web-log, ovvero "traccia su rete". Il fenomeno ha iniziato a prendere piede nel 1997 in America; il 18 luglio 1997, è stato scelto come data di nascita simbolica del blog, riferendosi allo sviluppo, da parte dello statunitense Dave Winer del software che ne permette la pubblicazione (si parla di proto-blog), mentre il primo blog effettivamente pubblicato lo si ha il 23 dicembre dello stesso anno, grazie a Jorn Barger, un commerciante americano appassionato di caccia, che decise di aprire una propria pagina personale per condividere i risultati delle sue ricerche sul web riguardo al suo hobby. Nel 2001 è divenuto di moda anche in Italia, con la nascita dei primi servizi gratuiti dedicati alla gestione di blog. Cenni storici Il termine weblog è stato creato da Barger nel dicembre del 1997, e apparve per la prima volta nel suo sito personale. La versione tronca blog è stata creata da Peter Merholz che nel 1999 ha usato la frase "we blog" nel suo sito, dando origine al verbo "to blog" (ovvero: bloggare, scrivere un blog). Attraverso i blog la possibilità di pubblicare documenti su Internet si è evoluta da privilegio di pochi (università e centri di ricerca) a diritto di tutti (i blogger, appunto).I blog hanno anche alcune somiglianze con i wiki, nel modo in cui vengono gestiti gli aggiornamenti, favoriti i commenti dei lettori e stimolate le nascite di community. Tra le tipologie più diffuse troviamo:
E il vostro blog a che categoria appartiene?
Pavarotti 12-10-35 / 06-09-07.Addio Luciano
Nel bene e nel male sei stato sempre un'icona...
AVE MARIA (Pavarotti e Bono Vox)
Dov'è la giustizia in questo mondo
i malvagi fanno così tanto rumore, mamma
I giusti rimangono stranamente in silenzio
senza saggezza, tutte le ricchezze nel mondo
co lasciano poveri e malati
e la forza è niente senza umiltà
è la debolezza una malattia incurabile
e la guerra è sempre la scelta
degli eletti che non devono combatere
IL VIDEO
AVE MARIA (cantata da Pavarotti con Bono Vox)
September 05 Per essere felici potrebbe volerci del tempo.Alle volte il vincitore è semplicemente un sognatore che non ha mai mollato.
Il vincitore incarna spesso la felicità, perchè vincere coincide spesso con la realizzazione di un sogno.Il raggiungimento di un obiettivo. Per vincere abbiamo bisogno spesso di tempo, quindi per essere felici potrebbe volerci del tempo. La proprietà transitiva è una formula che ben si adatta a tutte le realtà, dalla matematica alla vita quotidiana. Solo che la matematica è assunta, fatta da assiomi dimostrati e dimostrabili, mentre la vita è un continuo mutare, non ci sono corollari che tengano.Il bello della vita è proprio questo, la sua sregolatezza. Un pò come la felicità che è la risultante di una catena di fattori irregolari (come la vita, ad ogni azione corrisponde una reazione che ci avvicina o ci allontana dalla nostra identificazione di felicità), mentre il tempo, al contrario, è sinonimo di regolarità e ci vede come attori passivi (regolare come un metronomo, il tempo è come la matematica, preciso e incontestabile) . A seconda dei sacrifici, dell'impegno profuso e di quello che vogliamo realizzare l'obiettivo è più o meno raggiungibile, e ci porterà a più o meno gradi di felicità. La felicità è il concretizzarsi di questo obiettivo, un pò come la ricerca di un oggetto. Più la ricerca si fà lunga, maggiore è l'ansia che ci attanaglia, le insicurezze ci assalgono, la frenesia ci opprime, lasciandoci scivolare spesso via tante cose belle, nell'incurante procedere del tempo. Spesso quindi la ricerca della felicità può condurci all'esatto contrario, l'infelicità. Se nella ricerca potessimo fermarci e misurare a quanto distiamo dall'obiettivo, potremmo renderci conto se la catena di eventi ci ha portati in avanti o gettati indietro, avvicinati o allontanati. Spesso però non ci è possibile fermarci e riflettere in cammino, ma solo a destinazione, ed è qui che comprendiamo e ci classifichiamo come vincitori o perdenti. Il vincitore spesso non si accontenta e continua la sua ricerca ponendosi nuovi obiettivi, il perdente si butta giù e fatica a rialzarsi. Io amo accostare la ricerca della felicità alla ricerca di un comune paio di occhiali. Un' incessante rovistare ovunque, un frenetico scrutare in ogni dove, per poi scoprire che sono sempre stati dove è naturale che fosse il loro posto, sul nostro naso. A portata di mano. La troppa abitudine ad indossare il paio di occhiali non ci ha fatto vedere la naturale disposizione delle cose. (Chi porta gli occhial non mi dica che non gli è successo almeno una volta). Le felicità per me spesso è questo. Qualcosa che già abbiamo, ma che non vediamo. Solo che l'abitudine delle cose non ci permette di goderne appieno i frutti, portandoci a correre sempre dietro a qualcosa, che forse nemmeno noi sappiamo bene cosa sia, ma più corriamo, maggiore è il senso di insoddisfazione che cresce, con un relativo diminuire del tempo a nostra disposizione.
Per questo auguro a tutti di poter disporre, nel miglior modo possibile, del tempo a disposizione per il raggiungimento di tutti gli obiettivi prefissi, ma soprattutto, se abbiamo ben chiari gli obiettivi da raggiungere, auguro a tutti di non perderli mai di vista e di non mollare mai, perchè "alle volte il vincitore è semplicemente un sognatore che non ha mai mollato" (Jim Morrison).
Non importa se nel cammino sei vincitore o perdente, il cammino è sempre lungo, l'importante è non mollare mai e rialzarsi sempre.
Per questo ti auguro quanto sotto:
September 04 Gomorra di Roberto Saviano."Un consiglio? Leggetelo, anche se non vi piace leggere. Quando avrete finito, avrete sicuramente qualcosa di cui parlare". Capitolo primo: Il porto
da Gomorra di Roberto Saviano (pagine 11-12)
[...] Il container dondolava mentre la gru lo spostava sulla nave. Come se stesse galleggiando nell'aria, lo sprider, il meccanismo che aggancia il container alla gru, non riusciva a domare il movimento. I portelloni mal chiusi si aprirono di scatto e iniziarono a piovere decine di corpi. Sembravano manichini. Ma a terra le teste si spaccavano come fossero crani veri. Ed erano crani. Uscivano dal container uomini e donne. Anche qualche ragazzo. Morti. Congelati, tutti raccolti, l'uno sull'altro. In fila, stipati come aringhe in scatola. Erano i cinesi che non muoiono mai. Gli eterni che si passano i documenti l'uno con l'altro. Ecco dove erano finiti. I corpi che le fantasie più spinte immaginavano cucinati nei ristoranti, sotterrati negli orti d'intorno alle fabbriche, gettati nella bocca del Vesuvio. Erano lì. Ne cadevano a decine dal container, con il nome appuntato su un cartellino annodato a un laccetto intorno al collo. Avevano tutti messo da parte i soldi per farsi seppellire nelle loro città in Cina. Si facevano trattenere una percentuale dal salario, in cambio avevano garantito un viaggio di ritorno, una volta morti. Uno spazio in un container e un buco in qualche pezzo di terra cinese. Quando il gruista del porto mi raccontò la cosa, si mise le mani in faccia e continuava a guardarmi attraverso lo spazio tra le dita. Come se quella maschera di mani gli concedesse più coraggio per raccontare. Aveva visto cadere corpi e non aveva avuto bisogno neanche di lanciare l'allarme, di avvertire qualcuno. Aveva soltanto fatto toccare terra al container, e decine di persone comparse dal nulla avevano rimesso dentro tutti e con una pompa ripulito i resti. Era così che andavano le cose. Non riusciva ancora a crederci, sperava fosse un'allucinazione dovuta agli eccessivi straordinari. Chiuse le dita coprendosi completamente il volto e continuò a parlare piagnucolando, ma non riuscivo più a capirlo.
Tutto quello che esiste passa di qui. Qui dal porto di Napoli. Non v'è manufatto, stoffa, pezzo di plastica, giocattolo, martello, scarpa, cacciavite, bullone, videogioco, giacca, pantalone, trapano, orologio che non passi per il porto. Il porto di Napoli è una ferita. Larga. Punto finale dei viaggi interminabili delle merci. Le navi arrivano, si immettono nel golfo avvicinandosi alla darsena come cuccioli a mammelle, solo che loro non devono succhiare, ma al contrario essere munte. Il porto di Napoli è il buco nel mappamondo da dove esce quello che si produce in Cina, Estremo Oriente come ancora i cronisti si divertono a definirlo. Estremo. Lontanissimo. Quasi inimmaginabile. Chiudendo gli occhi appaiono kimono, la barba di Marco Polo e un calcio a mezz'aria di Bruce Lee. In realtà quest'Oriente è allacciato al porto di Napoli come nessun altro luogo. Qui l'Oriente non ha nulla di estremo. Il vicinissimo Oriente, il minimo Oriente dovrebbe esser definito. Tutto quello che si produce in Cina viene sversato qui. Come un secchiello pieno d'acqua girato in una buca di sabbia che con il solo suo rovesciarsi erode ancor di più, allarga, scende in profondità. Il solo porto di Napoli movimenta il 20 per cento del valore dell'import tessile dalla Cina, ma oltre il 70 per cento della quantità del prodotto passa di qui. È una stranezza complicata da comprendere, però le merci portano con sé magie rare, riescono a essere non essendoci, ad arrivare pur non giungendo mai, a essere costose al cliente pur essendo scadenti, a risultare di poco valore al fisco pur essendo preziose. [...]
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