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    February 11

    20 Marzo 2008...11 Febbraio 2009...13 Febbraio 2009. Alle volte i sogni si avverano, contro tutto e contro tutti.

    RIPETITI SEMPRE: Ricordati di sorridere, credici sempre, vai oltre e NIENTE E' IMPOSSIBILE.
     
    Cosa dire? Ci sono cose che è difficile lasciare per strada, sospese. 
    Come dire, ci sono cose che se non hanno un capo e una coda sanno tanto di incompiute. Il mio blog, oggi, è una di queste cose.In tutti questi mesi ci ho pensato, ma non era il momento di riprendere il discorso, per tanti motivi. Meno scrivevo e più maturavo l'idea che mi sarei riconnesso prima o poi, ma per scrivere quelcosa di importante.
    Ci ho messo più di 9 mesi per tornare. Già, 9 mesi. Tanto quanto basta per realizzare i sogni di una persona, per diventare improvvisamente grandi e scoprirsi la solita persona di sempre, solo più felice. Fidatevi, non è poco scoprirsi più felici, per uno che si ricorda TUTTI i giorni di sorridere.
    Vi ho lasciati il 20 marzo 2008 con tante speranze, almeno io ne avevo tante, non so voi.
    Vi posso assicurare che oggi, 11 febbraio 2009 le cose sono andate per me anche meglio di quanto confidassi, spero anche per voi.
    Ma il meglio deve ancora venire. E comunque domani è sempre meglio di oggi, altrimenti che cosa è l'ottimismo?
    Il 13 febbraio, precisamente Venerdì 13 febbraio 2009 (tra 2 giorni) nascerà Riccardo. Nascerà il mio migliore amico.L'amico che ho sempre cercato nei momenti di debolezza, di sconforto. L'amico che ho sempre desiderato e che per motivi di salute ho sempre pensato di non poter incontrare. E' da quando ho 7 anni che tutti mi ripetono che non sarei diventato abbastanza grande per incontrarlo, ma alle volte bisogna invece tapparsi le orecchie e sapersi mentire. Bisogna sapersi immaginare in un mondo pieno di colori e leggeri, felici. Bisogna regalarsi lo spazio di un sogno. Sognare non costa nulla. E poco importa se sappiamo di mentirci, mica è un reato. Mica togliamo qualcosa a qualcuno, no?
    Il 13 febbraio nasce mio figlio, Riccardo per l'appunto. Pensavo di averle già incontrate tutte le persone importanti della mia vita, ma forse è proprio per questo che la vita è meravigliosa, perchè può sempre stupirci. Alle volte la vita ci regala quei sogni che sono delle verità che sconfessano tutto e tutti. Adesso vi lascio, devo andarmi a preparare per uno degli appuntamenti più importanti della mia vita. Sono 33 anni che mi preparo, ma non sò perchè, a fare certi incontri, ci si sente sempre imbarazzati e emozionati.
    Alle volte mentirci e tapparci le orecchie è solo un modo diverso di raccontarci delle grandi verità e regalarci un futuro migliore. Chiamatele grandi verità o sogni, poco cambia, cercate di regalarvene  quante più potete. Ciao da Ricordati di Sorridere.
    January 22

    Ho chiuso la porta.....grazie.

     
    Questo ritengo che sia uno dei post più belli che ho scritto fino a oggi..e l'ho scritto un pò per ricordarmi chi sono e un pò per dire grazie a mio padre, a mia madre e a mio fratello.
     
    Lo so, ho esagerato penserete, è un post un pò troppo lungo. A guardarlo manca la voglia di leggerlo. Scusate, cerco di contenermi sempre, per aprire la mia comunicazione verso tutti, ma questo ritengo che sia uno dei più belli che ho scritto fino a oggi. Un pò mi dispiace se non lo leggerete, ma io sono contento di averlo scritto, perchè io tornerò a leggerlo e riaprirò questa porta.....un pò per ricordarmi anche chi sono.
     
    Ore 12.46 di sabato 19 Dicembre 2008, una data , un passaggio, speriamo che coincida anche con una crescita. 
    Io insegno che non bisogna mai guardarsi indietro, ma vi sarete resi conto come spesso predico bene, ma poi, capita, che razzoli malissimo. Sono giorni che ripeto a mia madre che le cose vanno avanti, che è normale un pò di nostalgia, di malinconia. E' normale quel tuffo al cuore che prima o poi tutti proviamo almeno una volta, tanto per poter dire a qualcuno che siamo vivi, per rivendicare il nostro diritto ad essere malinconici. Tanto per cercare una spalla su cui appoggiarci. Non è stato facile prendere questa decisione, ma le cose spesso, e per fortuna, capitano più per caso, che per un progetto pianificato. Se fosse stato per un progetto, io e la mia famiglia avremmo sicuramente passato ore e ore a fantasticarci sopra, ma ci sarebbe mancato il coraggio di fare il grande passo, alla fine. Perchè per certe cose bisogna avere un coraggio molto intimo, quel coraggio che ti aiuti a guardare in faccia il tuo passato e andare oltre. Non mi sembra giusto tenervi troppo sulle spine e forse è meglio dirvi subito cosa è successo sabato 19 Dicembre 2008 alle ore 12 e 46 minuti primi. Chissà poi perchè si citano i minuti come minuti primi? Vabbhè. Ero nella mansarda che fino a pochi mesi fà è stata casa mia (da buon bamboccione privilegiato avevo il mio piede-a-terre isolato dal mondo, sopra l'alloggio di mia madre), ero sulla porta della mansarda e mi sono guardato indietro e, con un mal di schiena nascente, ho avuto la desolazione del vuoto. La ditta di traslochi aveva appena concluso il lavoro per cui era stata chiamata e per cui sarebbe, da lì a poco ,anche stata pagata. E io li avevo aiutati. Li avevo aiutati a "smantellare" 25 anni della mia vita. Della vita della mia famiglia. 2 Giorni di intenso lavoro, soprattutto per la ditta e per mio fratello. Il mio ex bagno, la mia ex cucina, il mio ex letto, il mio ex salotto, adesso avevano lasciato spazio ad una distesa di pareti bianche che correvano uniformi e monotone. Solo qualche macchia lasciata dalla mancanza dei mobili o dalla resistenza di un frigo che qualche ora prima era in piena funzione, o le ombre di quelli che una volta erano quadri appesi, interrompevano il senso di bianco e aprivano al senso di vuoto. Solo queste ombre facevano percepire una qualche presenza precedente di oggetti su quelle pareti e in quegli spazi. Idem l'alloggio di mia madre. Forse qui erano solo più le macchie e il senso di vissuto a dare una maggiore percezione del vuoto. E non parlo solo del vuoto ambientale, ma anche del vuoto che certe immagini ti scavano dentro.
    Intendiamoci, la scelta del trasloco è stata da me fortemente caldeggiata e portata avanti, perchè alle volte "bisogna" provare a virare verso quelle opportunità che senti che possano migliorare la tua vita o quella di chi ti sta  a cuore. Non entro nei particolari, ma state tranquilli che se già prima gli spazi erano espansi per i movimenti di mia madre e di mio fratello, e per l'autonomia e il quieto vivere di entrambi, adesso saranno ulteriormente dilatati. Ma qui non era un problema di spazi, ma il trascorrere del tempo che non guarda in faccia a nessuno. Quindi il cambio da un alloggio al 2° piano con mansarda, ad uno al piano terra con giardino e taverna, era "d'obbligo", soprattutto quando le condizioni generali sono favorevoli e quando ti rendi conto che questa sarà la casa in cui tua madre potrà continuare a vivere e incominciare a invecchiare più serenamente, senza le tediose scale, e potrà dedicarsi ai suoi hobbi all'aria aperta. Se non ci fossero stati questi presupposti, non avremmo mai cambiato. Le classiche scelte di vita che ognuno di noi prende in considerazione prima o poi.
    Ma allora direte voi? Dove è il problema? I ricordi sono il problema, un bel problema.
    I ricordi sono quei cassetti nei quali rovisti durante un trasloco per estrare quegli oggetti da inscatolare e etichettare. Ogni cassetto una cascata di ricordi. Avevo già fatto pulizia mesi addietro in mansarda, per portarmi nella mia casa nuova le cose a me più care. Pensavo di aver chiuso la porta al grosso dei ricordi, magari li avrei rivissuti più avanti, con calma. Povero illuso. In casa di mia madre è stato un tuffo carpiato da 10 metri di altezza nei ricordi più intensi: foto del mio primo cane, del mio primo gatto, poi del secondo gatto, del terzo gatto (in sequenza temporale di arrivo nella casa).... il ricordino del mio battesimo..... la foto di mia madre giovanissima (classica la battuta :"Mamma, ma come è possibile??????Che brutta malattia ti ha ridotta in questo stato oggi, se una volta eri una così bella ragazza???Abbiamo riso solo io e mio fratello....chiaramente)....la foto di mio padre con me piccolo accanto e sorridente (questa foto specifica non l'avevo mai vista). Scatoloni e scatoloni di diapositive, foto, tessere di locali, telegrammi di quando è mancato mio padre e io non ero ancora un uomo, lettere di amici di famiglia scomparsi da anni (ma che ricordo nitidamente, anche se ero ancora un bambino). Bhè avete capito, non posso certo elencarvi 2 giorni di oggetti inscatolati. Non sono riuscito a trattenermi e ho pensato alla canzone HO MESSO VIA di Ligabue e intanto estraevo, inscatolavo e etichettavo. Per qualche ricordo mi soffermavo prima di inscatolare, per qualche altro aprivo la busta e portavo via, nella mia casa. Portavo via quello che sentivo essere un ricordo ancora vivo e che volevo facesse parte del mio presente. Qualcosa, non lo posso negare, è stato buttato.
    Però posso dirvi che quando ho chiuso la porta e, salito in auto, ho fatto il tragitto in macchina per tornare a casa da mia moglie, ho pensato a mio padre, a mia madre, a mio fratello ( e ai suoi 2 figli), a mia moglie, al mio primo cane,al mio primo gatto, al mio secondo gatto , al terzo...alla prima volta che ho fatto l'amore sul letto della mansarda, alla mia prima ragazza, al mio piccolo pesciolino rosso, ai miei conigli nani, alle cene in mansarda, alla leucemia che mi ha accompagnato tra quelle mura, alle serate con gli amici, alle siga, alle sbornie intorno al mio tavolo, alle dormite sul mio letto, ai compiti, ai giorni di sega a scuola, a quando stavo male davvero, alle mutue, alle partite di calcetto nel giardino condominiale, a quando nevicava e c'era la neve da spalare, agli incidenti incredibili in garage con Mark (il mio vicino), alle cene intorno al tavolo dei miei con il telegiornale come sottofondo, alle domeniche che Alberto Tomba "la Bomba" scendeva su TMC e mio padre tifava come se Albertone potesse sentirlo durante la discesa, alle partite di tennis commentate da Lea Pericoli, a Galeazzi che sembrava essere sulla barca degli Abbagnale tanto che urlava, alla finale di Coppa Campioni  persa dalla Sampdoria contro il Barcellona con me davanti alla Tv con addosso la maglietta blaugrana del Barçà (che goduria), al mio primo lavoro, alle mie prime dimissioni, a Dylan Dog, a quando allenavo,  alla legna da mettere nel putagè per scaldarmi i primi tempi.....a quante volte quei corridoi siano stati percorsi in andata e in ritorno....al riecheggiare della voce di mia madre che segnalava che la cena era pronta....alle corse per chiudere la porta d'ingresso, altrimenti il gatto scappava sulle scale (tutti i gatti che abbiamo avuto ci provavano prima o poi...ah,l'istinto dei gatti si dice)......al bagno bello...e al bagno brutto (perchè bagno di ordinanza o di cortesia e bagno di rappresentanza suonavano peggio secondo mia madre) .....e tanto altro. Ho pensato a quello che mi ricordavo di questi 25 anni, a questo 1/4 di secolo. Ho fatto una specie di punto della situazione.
    Ho chiuso la porta, ma grazie a questo oggi conosco un pò più chi sono. Pensavo di avere tutto ordinato nella mia mente, ma alle volte essere un pò masochisti e guardarsi indietro, può aiutare per fare il punto della situazione e ripartire di slancio. Tra pochi giorni faremo l'atto di cessione definitiva della casa.
    A pensarci bene, prima di questo passo, ho ancora il tempo di fare un salto a casa e magari riaprire quelle porte, tanto per dare ancora una sbirciatina e immaginarmi piccolo piccolo, tornare al 1982, quando avevo 6 anni e avevamo appena comperato quell'appartamento...e ricordarmi di come mio padre, per quell'importante passo, si sentisse davvero campione del mondo. Ma non c'entravano niente Tradelli, Zoff, Cabrini, Altobelli o Paolo Rossi. No.
    NOI, noi quattro, nel nostro piccolo, eravamo campioni del mondo, del nostro piccolo mondo, con i nostri piccoli animali. Poi è arrivata la mia malattia, poi è mancato papà....ma quella personalissima sensazione di squadra, di gruppo, che ci ha condotto a vincere "la nostra coppa" nessuno potrà mai togliercela. Abbiamo continuato a giocare, uniti, alle volte abbiamo vinto, altre volte meno,ma lo spirito è sempre stato quello. Solo che adesso siamo in 3. Nel nostro "gioco" non esistono le sostituzioni,o meglio, per mia madre la squadra eravamo noi 4, venuto a mancare il titolare più importante, bisognava continuare noi 3, poco importa che io e mio fratello sembrassimo poco più che 2 giovani della primavera aggregati alla prima squadra, la partita doveva continuare, e lei avrebbe preso la fascia da capitano.
    La maglia di mio papà venne ritirata, un pò come quella di Baresi dal Milan.Anche se qui parliamo di cose serie e non delle fisime di Berlusconi.
    In 3 è solo un pò più difficile e i ricordi pesano un pò di più.
    Si, tornare ad allora, a quando correvo spensierato tra quei corridoi senza dovermi ripetere" Ricordati di sorridere ", perchè tanto, allora, era naturale farlo.
     
    N.B. Anche se è stata dura, non cambierei niente del mio passato e per questo devo dire grazie a mio padre, a mia madre e a mio fratello. GRAZIE.
    Mia moglie fà già parte del mio presente e del mio futuro.
    Un pò mi dispiace finire questo post, avrei altre 1000 cose da scrivere, ma vi ringrazio per aver saputo ascoltare pazientemente senza avermi interrotto, nemmeno quando verso la fine ho dato cenni di confusione mentale. Ciao Ciao. 
    Ciao papà....e grazie. Grazie anche per aver scelto una donna così straordinaria come si è dimostrata essere la mamma in tutti questi anni. 
     
     
    Foto dell'ultima siga la sera prima dello smantellamento della mansarda

    Ex CASA MIA

     

    Foto della testata del letto della mansarda la sera prima dello smantellamento 

    Le stelle 2

     

    January 17

    Questo di sette è il più gradito giorno .......

     
    Ma siamo più felici quando una cosa la otteniamo o quando viviamo quel particolare momento in cui siamo in attesa di ottenerla?
     
    Mi ricordo come fosse ieri il giorno in cui pensavo di aver finalmente trovato risposta a questa "importante" domanda. Mentre gli altri si pongono domande "NORMALI", io mi sono sempre posto domande "STRAMPALATE", le cui risposte non portano quasi mai da nessuna parte. Non portano quasi mai da nessuna parte.... A PRIMA VISTA. Anche questo sono io. Sembro fermo, ma sono in continuo fermento.
    Dicevamo, ah si, ero al liceo e nel piano didattico della mia insegnante di italiano, quel giorno, figurava pianificata una lezione di approfondimento su "IL SABATO DEL VILLAGGIO" del fu Giacomo Leopardi.Presentazione, approfondimento e libera discussione in classe sul tema. Non ho mai amato, forse, così tanto una poesia, come non ho mai cercato invece di dissociarmi tanto da un poeta. Chissenefrega di Leopardi Giacomo, della sua giovinezza smarrita, della sua malinconia per una domenica che è già portatrice del lunedì e...di rotture.Leopardi scriveva e pensava tanto alle cose (che gli sfuggivano), che se avesse pensato di meno e agito di più, magari nessuno lo avrebbe etichettato come sfigato.Ma non travisiamo. Il suo sabato era comunque il mio sabato, una festa. La sua domenica non era la mia domenica, per me era sempre una festa. Diciamo che avevo dato una mia libera interpretazione al suo week end. Poco importa se alla domenica il lunedì era alle porte, ci avrei pensato il lunedì. Faccio così ancora oggi. Tanto che domenica scorsa sono andato a dormire alle 01.20 di notte, tranquillo, e lunedì alle 06.50 ho sentito la sveglia e mi sono detto:" Cavolooooooo, è lunedì, IL LAVOROOOO!!!Perchè pensare già la domenica alle rotture del lunedì????
     
    Adesso aspettatemi 5 minuti che fumo una siga. Veramente avrei smesso (o quasi). Si può dire ho quasi smesso?bhe', almeno non come quelli che vi dicono: smettere è facile, io l'ho fatto tante volte.... E' difficilissimo e bisogna volervo veramente. Ma ho scoperto, che per procacciarmi un nuovo lavoro, non c'è niente di meglio che fumarsi una bella siga dopo un caffè con quel qualcuno che potrebbe dartelo il lavoro.Gli affari sono affari. Torno tra poco e finisco questo post.
     
    Eccomi di nuovo .....dicevamo?Ah si, 1 siga al giorno toglie la disoccupazione di torno! O forse no.Forse non è proprio così.Comunque sono riuscito a non fumare.
    Siamo più felici quando una cosa la otteniamo o quando viviamo quel particolare momento in cui siamo in attesa di ottenerla?Io vivo per le attese. Lottare per una cosa è avvincente. Anche se, e la cosa è attuale, spesso tendere verso una cosa è snervante. Diciamo che forse oggi ho trovato risposta anche a questa domanda. Il momento di attesa è decisamente carico di elettricità, ma è positiva solo nel caso in cui sei padrone e responsabile della situazione. Se invece raggiungere lo scopo non dipende solo dalle tue mosse...ma anche da quelle di qualcun altro...allora è meglio se le cose si muovono, e anche in fretta direi. Tutto molto bello, ma lo sò a cosa state pensando. Ma sei fuori? Pensate: chisenefrega delle attese, questo cavolo di obiettivo lo raggiungiamo o no? Anche questi sono punti di vista.
    Tanto per finire, visto che parlavamo di Giacomo Leopardi...ma di Silvia, della sua Silvia, s'è n'è saputo più nulla?????
     
    Il mio blog sta prendendo una piega da malato di mente? Anche questi sono punti di vista. Pensateci, forse siete voi quelli che ragionano alla rovescia.
    Ciao Ciao.
     
     
    December 17

    Un giorno, tutto questo, sarà vostro....

     
    Le cose più belle capitano quando meno te l'aspetti, e dove meno te l'aspetti.
     
    Bhe ormai Natale è vicino quindi una piccola cuoriosità quanto mai di attualità :qual'è il regalo di Natale ricevuto che avete più gradito?
    Secondo un mio amico, per lui,  è il suo cane il miglior regalo che ha ricevuto,lo adora! Secondo me dipende... da bambino era tutto bello, arrivavano i giocattoli, era sempre una sorpresa poi, crescendo, le cose cambiano, forse troppo spesso la sorpresa un po' svanisce, per il bene di chi fà il regalo e di chi lo riceve (così si dice). Per un altro mio amico il regalo che ha gradito di più, è stato quello del natale 2005 passato con la sua ragazza (ora ex), anche se il regalo non era tutto sto granchè a detta di lui.Per lui  rimane uno dei più belli e graditi, perchè fatto da una persona speciale, tanti ricordi ancora legati a quell'oggetto e quella persona.Quest'anno non sà cosa riceverà, non lo sà proprio, ma il regalo arriverà dalla sua nuova compagna (forse). Questo regalo spodesterà il precedente secondo voi? Eppoi, perchè essere legati ad un oggetto del passato quando il presente racconta un'altra storia?L'uomo, vallo a capire.
    E Secondo voi, qual è il tipo di regalo più gradito? Uno utile, uno simbolico o uno non-utile, ma carino? Premettiamo che tutto và riferito all'età, al sesso e alla tipologia di persona, no? Per molti miei amici il regalo deve essere utile...per esser materialisti fino in fondo mi dicono...i soldi!!!! Molte delle persone che conosco odiano i 'non utili ma carini', vere cianfrusaglie da eliminare immediatamente secondo loro...... apprezzano quelli simbolici, soprattutto in tempi di crisi. Potendo scegliere, meglio quello utile (sia abbigliamento sia culinario)....un biglietto della lotteria..e via con la tecnologia (tipo roba di vestiti o i-pod,mp3,digitale...cose così). Pochi si sbilanciano sul regalo fatto con il cuore, sono soprattutto le mie amiche femminucce a trattare l'argomento, il regalo fatto con sentimento, quello dove traspare il pensiero. Quindi sembrerebbe che i regali utili vincano 3-0 sui regali di sentimento secondo i miei amici, ma sarà così? Ma un regalo utile non può incarnare sentimento? 
    Forse ha ragione un mio caro amico, il regalo migliore è un buon rotolo di carta igienica... di questi tempi è molto utile...e non passa mai di moda.
    Vabbhè, ricevuto il regalo, esiste un altro argomento, lo si ricicla? Da un'inchiesta Codacons emerge che sempre più italiani riciclano regali, passando dal 16% dello scorso anno 2006 al 21% di quest'anno 2007. Un aumento considerevole del 5%. Ma per quale ragione si ricicla? Il 41% del campione lo fa per abitudine consolidata, il 27 % per ristrettezze economiche, il 20 % per rivalsa, per aver ricevuto lo scorso anno da quelle persone un regalo più brutto di quello che si ritiene di aver fatto (non mi dite che anche voi non ci avete pensato ogni tanto?) , il 7 % per non aver avuto il tempo di girare per negozi (il regalo và fatto, anche se ci pensiamo all'ultimo), il 5 % per svuotare gli armadi (ahhhhhhh). Gli oggetti vengono riciclati perché non erano adatti, ad es. taglie sbagliate (15 %), erano un doppione, ossia li avevamo già ricevuti (20 %), o semplicemente non ci erano piaciuti (65 %). Insomma, stufi di nascondere il regalo non gradito in sgabuzzino o in fondo all'armadio, gli italiani hanno deciso di passare al riciclaggio.
    Ecco la top ten dei regali non graditi, secondo l'inchiesta Codacons:

    1) Soprammobili: basta! A che servono, ad abbellire la casa? Se fossero come piacciono a noi e si abbinassero ai mobili, ma raramente è così. Inoltre non sappiamo più dove metterli.
    2) Profumi, dopobarba, bagnoschiuma: o sappiamo esattamente quale è il profumo di una persona, o è meglio lasciar perdere
    (CONCORDO PIENAMENTE)
    3) Cravatte: troppo personali per azzeccare il gusto. Inoltre devono potersi abbinare con le giacche che si hanno. (VEDI SOPRA, PUNTO 2)
    4) Foulard e sciarpe. I foulard non li abbiamo mai messi in vita nostra, ma continuano a regalarceli, con fantasie magari sgargianti. Di sciarpe, invece, ne abbiamo a bizzeffe.
    5) Libri: è un peccato, ma è la dura realtà. Gli italiani non leggono. I libri finiscono in cima ai mobili e non li apriamo nemmeno.
    6) Soggetti natalizi: dalle candele alle tovaglie con il Babbo Natale, dalle presine agli strofinacci, dai sottobicchieri ai portatovaglioli.
    7) Maglioni: non sappiamo più dove metterli. Ne abbiamo talmente tanti e di talmente tanti colori che non ci stanno più nei cassetti. Inoltre finiamo per mettere sempre il colore preferito, inutile avere un arcobaleno di colori. Spesso ci ritroviamo ridicoli a dover indossare un maglione dai colori e dai disegni sgargianti al pranzo di natale, tra le risate generali, pur di far contenta nostra madre che ci ha fatto un regalo a cui tiene.
    8) Pigiami: hanno cominciato a regalarceli quando eravamo bambini, non se ne può più!
    9) Dvd e videocassette: se non avessero già fatto vedere il film in tv lo avremmo anche gradito…
    10) Pantofole: ne usiamo una sola alla volta e la buttiamo solo quando si è definitivamente spaccata. Alcuni, pur avendole nuove, provano anche a rianimarla, incollando i pezzi. Inutile averne 8 paia.

    Il mio consiglio è quello di pensare più che spendere. Il regalo migliore è il pensiero giusto, dove si veda lo sbattimento dell'ingegno. Dimostrare che si è pensato al dono, azzeccando il gusto della persona, è molto più gradito che non mettere in mostra i soldi con il solito costoso profumo o l’ennesima cravatta in seta. Insomma regali utili e ragionati, pensati sui gusti dell'individuo, piuttosto che prodotti superflui ed impersonali.
     
    Ah, si, volete sapere quale è stato il regalo che io ho gradito di più? Se consideriamo che i natali che vanno dal 1983 al 1988 li ho passati in Ospedale per la mia amica "Leucemia", non posso negarvi che il regalo più sentito è stato avere accanto i miei cari, anche se tra le mura ospedaliere, e poter avere sempre la speranza di potervi uscire un giorno da quelle mura. Il natale nel 1987 l'ho passato sotto sedativi e non potevo vedere nessuno, causa difese immunitarie troppo basse. Anche la luce filtrata dalla finestra mi dava fastidio in quel periodo, eppure c'era molta gente che si prodigava per cercare di farmi passare un natale e una festa di compleanno (sono del 5 Gennaio) i più "normali" possibili. Li ricordo come i natali e i compleanni migliori della mia vita, non potevo ricevere regali dall'esterno della camera sterile, eppure avevo tutto quello che volevo. Se invece pensiamo ad un regalo materiale, bhè...ringrazio chi mi ha regalato il Bimby l'anno scorso, o il trenino anni prima, perhè utili e graditi, ma il regalo irrangiungibile resta quello che mi ha fatto mia zia Carola nel 2005,il suo ultimo anno. Mia zia mi regalò un album riportante l'albero genealogico della mia famiglia, con aneddoti, racconti, foto (anche di inizio '900) dei miei avi, tutto scritto e elaborato da lei.
    Sarà perchè oggi non c'è più mio papà e mia zia Carola (la sorella di mio papà) con cui poter sfogliare ques'album, sarà perchè vedere da chi si discende è un pò una magia, sarà perchè leggere e ritrovarsi nei racconti minuziosi è un tuffo nel passato e non, ma questo rimane il regalo a cui sono più affezionato. Anzi, farò la mia parte per completarlo ove necessario e continuarlo per quello che mi riguarda, perchè un giorno mi piacerebbe farlo vedere ai miei figli e poter dire loro...."un giorno tutto questo sarà vostro"....come si faceva una volta tra le generazioni di proprietari terrieri.
    Perchè quest'album, nel suo piccolo, è una ricchezza e un patrimonio della mia famiglia e non voglio che vada disperso, anzi vedrò di farlo crescere con me. Ciao a tutti.
     
     
    ESEMPIO ALBERO GENEALOGICO

     

    Albero genealogico dei Savoia

    November 30

    Le cose degli anni '80.

     
    Noi che vent'anni fà......
     
    La considerazione di oggi parte dal presupposto che intorno a me (e su molti blog, nello specifico) avverto un ridondare di parole e di concetti. Oggi mi sono svegliato d'improvviso nell'era della comunicazione e delle telecomunicazioni. Fino a ieri dove ero?
    Ovunque è un trionfalismo degli ego, un eccesso dei IO C'ERO, IO HO VISTO, IO L'HO CONOSCIUTO!!!! Tutti sanno tutto di tutti, tutti si sentono in dovere di dire la loro. Nessuno si sente in dovere di sentirsi escluso da nulla a priori. Spesso parliamo prima di aver capito bene l'essere della cosa. Se dopo aver parlato, ci accorgiamo di averlo fatto a sproposito, bhè pazienza, almeno ci abbiamo provato. Al limite un passo indietro Et Voilà, rieccoci anonimi osservatori della querelle, tra poco nessuno si ricorderà che abbiamo tentato di accapararci uno spazio. Oggi contano più 5 minuti di popolarità globale, che non 40 anni di onesta vita. Il signor Corona, lo vorreste come padre? Sicuramente incarna più i principi del fidanzato/Amante ideale. Probabilmente nel lungo termine  rischierebbe di venirci a noia. Era un nome come un altro, non me ne vogliate. Oggi la comunicazione ha i suoi stereotipi, una volta veniva lasciato molto alla libera capacità di ognuno. Oggi uno, per presentarsi, può scrivere un elenco con le 300 cose che non si è fatto mancare....oppure i se fossi ( se fossi un colore, sarei....se fossi un oggetto,sarei... se fossi un desiderio,sarei, etc).Io appartengo alla generazione degli anni '80, i mitici. Mi riconosco nelle cose semplici, a volte anonime. Mi è pervenuto questo elenco di cose, io lo sento molto mio, e voi?
    N.B. si consiglia la lettura a un pubblico nato negli anni '80, per gli altri, molte di queste cose, potrebbero essere DEGLI EMERITI SCONOSCIUTI. Il progresso ha anche i suoi lati negativi, secondo me.
     
    Noi che...........
    Noi che la penitenza era 'dire fare baciare lettera testamento'.

    Noi che ci sentivamo ricchi se avevamo 'Parco Della Vittoria e Viale Dei Giardini'.
    Noi che i pattini avevano 4 ruote e si allungavano quando il piede cresceva.
    Noi che mettevamo le carte da gioco con le mollette sui raggi della bicicletta.
    Noi che chi lasciava la scia più lunga nella frenata con la bici era il più figo.
    Noi che 'se ti faccio fare un giro con la bici nuova non devi cambiare le marce'.
    Noi che il Ciao si accendeva pedalando.
    Noi che suonavamo al campanello per chiedere se c'era l'amico in casa.
    Noi che avevamo adottato gatti e cani randagi che non ci hanno mai attaccato nessuna malattia mortale anche se dopoaverli accarezzati ci mettevamo le dita in bocca.
    Noi che quando starnutivi, nessuno chiamava l'ambulanza.
    Noi che i termometri li rompevamo, e le palline di mercurio giravano per tutta casa.
    Noi che dopo la prima partita c'era la rivincita, e poi la bella, e poi la bella della bella.
    Noi che giocavamo a 'Indovina Chi?' e conoscevamo tutti i personaggi a memoria.
    Noi che giocavamo a Forza 4.
    Noi che giocavamo a nomi, cose, animali, città.. (e la città con la D era sempre Domodossola).
    Noi che ci mancavano sempre quattro figurine per finire l'album Panini.
    Noi che avevamo il 'nascondiglio segreto' con il 'passaggio segreto'.
    Noi che ci divertivamo anche facendo 'Strega comanda color.'
    Noi che giocavamo a 'Merda' con le carte.
    Noi che le cassette se le mangiava il mangianastri, e ci toccava riavvolgere il nastro con la penna.
    Noi che avevamo i cartoni animati belli!!
    Noi che litigavamo su chi fosse più forte tra Goldrake, Mazinga e Daitan3.
    Noi che 'Si ma Julian Ross se solo non fosse malato di cuore sarebbe più forte di Holly...'..o di Benjy...
    Noi che guardavamo 'La Casa Nella Prateria' anche se metteva tristezza.
    Noi che le barzellette erano Pierino, il fantasma formaggino o un francese, un tedesco e un italiano.
    Noi che alla messa ridevamo di continuo.
    Noi che ci emozionavamo per un bacio su una guancia.
    Noi che si andava in cabina a telefonare.
    Noi che c'era la Polaroid e aspettavi che si vedesse la foto.
    Noi che non era Natale se alla tv non vedevamo la pubblicità della Coca Cola con l'albero.
    Noi che al nostro compleanno invitavamo tutti, ma proprio tutti, i nostri compagni di classe.
    Noi che se guardavamo tutto il film delle 20:30 eravamo andati a dormire tardissimo.
    Noi che suonavamo ai campanelli e poi scappavamo.
    Noi che ci sbucciavamo il ginocchio, ci mettevamo il mercuro cromo, e più era rosso più eri figo.
    Noi che nelle foto delle gite facevamo le corna e eravamo sempre sorridenti.
    Noi che il bagno si poteva fare solo dopo le 16.00.
    Noi che quando a scuola c'era l'ora di ginnastica partivamo da casa in tuta.
    Noi che a scuola ci andavamo da soli, e tornavamo da soli.
    Noi che se a scuola la maestra ti dava un ceffone, la mamma te ne dava 2.
    Noi che se a scuola la maestra ti metteva una nota sul diario, a casa era il terrore.
    Noi che le ricerche le facevamo in biblioteca, mica su Google.
    Noi che però sappiamo a memoria 'Zoff Gentile Cabrini Oriali Collovati Scirea Conti Tardelli Rossi Antognoni Graziani (allenatore Bearzot)'.
    Noi che il 'Disastro di Cernobyl' vuol dire che non potevamo bere il latte alla mattina.
    Noi che si poteva star fuori in bici il pomeriggio.
    Noi che se andavi in strada non era così pericoloso.
    Noi che però sapevamo che erano le 16.00 perchè stava per iniziare BIM BUM BAM.
    Noi che sapevamo che ormai era pronta la cena perchè c'era Happy Days.
    Noi che il primo novembre era 'Tutti i santi', mica Halloween.
    Noi che le birre erano Peroni, Moretti, Dreher e Wuhrer..e basta!!!
    Noi che a scuola con lo zaino Invicta e la Smemoranda.
    Noi che se la notte ti svegliavi e accendevi la tv vedevi il segnale di interruzione delle trasmissioni con quel rumore fastidioso.
    Noi che abbiamo avuto le tute lucide che facevano troppo figo.
    Noi che all'oratorio le caramelle costavano 10-20 lire.
    Noi che si suonava la pianola Bontempi.
    Noi che la ferrari era Alboreto, la Mclaren Prost, la Williams Mansell, la Lotus Senna e Piquet e la Benetton Nannini.
    Noi che il Commodore64 e il registratore lentissimo s´inceppava sempre.
    Noi che la merenda era la Girella e il Billy all´arancia.
    Noi che come scarpa da calcio avevamo la pantofola d oro
    Noi che le macchine avevano la targa nera..i numeri bianchi..e la sigla della provincia in arancione!!
    Noi che quando vedevamo i biscotti della Bistefani 'e chi sono io Babbo Natale?'
    Noi che il guardavamo allucinati il futuro nel Drive In con i   paninari.
    Noi che il Twix si chiamava Raider e faceva competizione al Mars.
    Noi che abbiamo visto 15 volte i Goonies (io 17 volte), Ritorno al Futuro e Stand by me.
    Noi che abbiamo passato belle serate in bagno dopo Colpo Grosso.
    Noi che giocavamo col Super Tele.
    Noi che il tango costava ancora 5 mila lire e.. 'stai sicuro che questo non vola...'
    Noi che le All Star le compravi al mercato a 10.000 lire.
    Noi che avere un genitore divorziato era impossibile.
    Noi che tiravamo le manine appiccicose delle patatine sui capelli delle femmine.
    Noi che abbiamo avuto tutti il bomber blu con  l'interno arancione e i miniciccioli nel taschino.
    Noi che se eri bocciato in 3° media potevi arrivare con il Fifty truccato ed eri un figo della Madonna
    Noi che volevamo la BMX per sentirci liberi
     
    Noi che non avevamo tante cavolate per la testa.
    Come direbbe il mio amico Barone Molok.... Noi che eravamo umani.
    Sembrano sciocchezze, ma alle volte le piccole cose fanno la differenza tra quello che eravamo e quello che avremmo potuto essere.Ciao
     
    ALLE VOLTE PENSO CHE IL CIELO SOTTO CUI ABBIAMO RISO FINO A IERI, FOSSE PIU' VERDE DI QUELLO SOTTO CUI POTREMO PIANGERE DOMANI
     
     
     
    November 23

    Il sesto senso degli oggetti.

     

     

    Gli oggetti alle volte ritornano: la chiave della macchina nella rivista.

     

    Ieri RICORDATI DI SORRIDERE viene visualizzato e "chattato" da tale Katia, in arte DonnaRock, domiciliata al seguente indirizzo: http://katiacollaro.spaces.live.com.

    Curioso come sempre, RICORDATI DI SORRIDERE decide di andare sul blog di codesta Katia e lo scopre interessante e, a suo modo, curioso. Il mio consiglio è andateci anche voi, chissà che non diventiate anche voi suoi amici (io ho inoltrato richiesta, vediamo se seguirà autorizzazione).

     

    Dicevamo. Nel blog di Katia ho letto il post sui LACCETTI INUTILI, sulle cose che spariscono, e poi magicamente ricompaiono. Ricompaiono un pò per caso, ricompaiono magari un pò come conseguenza della nostra tenacia. Questo post nasce da qui, dalle cose che alle VOLTE RITORNANO. Io penso che un pò in tutti gli oggetti sia presente  quello che è definito "il sesto senso dei gatti", prima o poi, nelle maniere più incredibili, gli oggetti dispersi e carichi di affetto, ritornano, si rimaterializzino chissà quando, da chissà dove. A tal proposito a me è capitato di ritrovare delle mie cose nei posti più assurdi, nei posti più impensati. Anche nascoste in casa di amici....bhe direte voi, forse queste non sono cose smarrite che ritornano....queste sono cose trafugate con l'inganno e ritrovate nell'imbarazzo generale.

    A me è capitato anche questo.

    Una su tutte la ricordo nitidamente, anche se sono passati più di 20 anni. Una volta andai con mio padre a provare una vettura in una concessionaria. Quelle prove delle macchine dove compri prima una rivista di auto dove in regalo c'è una chiave,vai alla concessionaria... e se la "tua chiave"(quella che c'era nella rivista) mette in moto l'auto...te la porti via seduta stante. Quelle promozioni per incentivarti ad andare a provare l'auto, nella loro speranza che magari te la compri anche se la chiave non funziona. Un pò come la prova del gioco del 9 condotto da Gerry Scotti qualche anno fà. Bhè, noi comperammo la rivista, andammo alla concessionaria e la chiave ......chiaramente, non funzionò. Mica sono Gastone, il cugino di Paolino Paperino. Mio padre mi consegnò quella chiave ( per lui) inutile , che decisi di custodire gelosamente. La mia prima chiave di una macchina vera. Una chiave in ferro, con l'impugnatura in gomma . Un passo avanti rispetto alle chiavi finte, tutte in plastica ,sparse nella mia cameretta. La mia prima chiave da grande. Su quella chiave, sull'impugnatura in gomma, ci incisi sopra le mie iniziali e ci misi anche il mio portachiavi preferito. Uno di quei portachiavi trovati nelle brioches FERRERO. Nonostante tutte le attenzioni possibili,  PERSI quella chiave poco tempo dopo. La cosa mi dispiacque parecchio (ero pur sempre un bambino sognante, quell'oggetto, nella mia fantasia, incarnava in parte il mondo dei grandi). La cercai ovunque, ma inspiegabilmente non riuscivo a trovarla, da nessuna parte. Eppure non portavo la chiave nemmeno fuori casa, pur di non perderla. Un giorno la ritrovai. Era in un posto insospettabile. Rimasi colpito sia da come la trovai, sia quello che mi venne comunicato nel momento del ritrovamento, fu un'eperienza importante. La ritrovai in casa del mio vicino di pianerottolo del palazzone di 9 piani sito in corso Siracusa a Torino, quando ancora abitavo a Torino. La ritrovai nello scatolone dei suoi giochi, dove ero solito mettere le mani (con autorizzazione) quando giocavamo insieme a casa sua. Passi il fatto che sopra quella chiave c'erano dei geroglifici molto simili a delle lettere, e più precisamente molto simili a delle iniziali, molto simili ad una "A" e ad una "T". Passi il fatto che quella chiave aveva un portachiavi di quelli che venivano regalati con le Brioches FERRERO. Quello che non capisco ancora oggi è come faccia una persona a poter pronunciare le seguenti parole in una situazione come quella:" << ah GRANDE Ale, l'hai trovata, non sai quanto abbia cercato quella chiave. Quella chiave era in una rivista.......sono andato con mia mamma nella concessionaria.....purtroppo non abbiamo vinto.....>>" Mi raccontò la stessa storia che gli raccontai io della chiave, della MIA chiave, di mio padre..della concessionaria, del mio PORTACHIAVI, etc. Quel giorno ho capito che al mondo ci sono 3 modelli di persone. Uno è quello che confessa subito. Un altro è quello  che messo di fronte all'evidenza, punta  a salvarsi, magari adducendouno scontato: "POSSO SPIEGARTI TUTTO".Questi solitamente crollano dopo poco, direi da subito. Poi c'è la terza categoria, di quelli che non si scompongono. Di quelli che si inventano qualcosa al momento e pensano di aver di fronte un imbecille. Il mio vicino si annoverava di certo in questa terza categoria, i cosiddetti furbi. Quel giorno sono certo che anche lui pensò che io appartenevo alla terza categoria, si, ma quella degli imbecilli fregati dai furbi. Resta il fatto che da quel giorno il mio vicino  non abbe da parte mia più nessuna autorizzazione a mettere le sue mani nella mia scatola dei giochi (quando giocavamo insieme a casa mia). Pensai anche di trattarlo come si trattano i minatori africani nelle miniere di diamanti: accurata e minuziosa perquisizione alla fine del turno di scavi....ops scusate...di giochi insieme (a casa mia). Ma non mi spinsi mai così in là. Quel giorno decisi di stare al gioco, di essere imbecille perchè non potevo certo cercare lo scontro con lui....quel pianerottolo e quel vicino erano tutto il mio mondo. Non potendo uscire in strada (troppo piccolo io, troppo grande la strada a detta dei miei genitori), cosa avrei fatto se lo avessi accusato anche con prove certe? Lo avrei di certo allontanato, almeno di un pianerottolo. In una stanza ci sono sempre un furbo e un imbecille, se guardandovi intorno non scorgete l'imbecille, significa che siete voi (frase bella che ho letto da qualche parte). Quel giorno l'imbecille per fortuna lo vidi, e non ero di certo io. Questo mi bastò a capire anche che alle volte bisogna passarci da imbecilli, fare il classico buon viso al cattivo gioco, altrimenti a cosa ci serve una bella chiave se non abbiamo nessuno a cui mostrarla?

    Questa se volete è la mia morale di oggi, prima di augurarvi buon fine settimana. 

     

    Andate a visitare il blog di Katia e poi mi direte se non vi ho dato un buon consiglio.

     

     

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    October 29

    Il grande Enrico avrebbe voluto ascoltarti.

     

    Ricordati di sorridere nasce anche un pò da qui. Grazie Enrico, scusa se ogni tanto ti ho dimenticato.
     
    Prima di essere un blog, ricordati di sorridere è stato un' esperienza, un vissuto, tante esperienze, tanti vissuti. Prima di essere un blog, ricordati di sorridere ha la presunzione di aver sofferto, di aver pianto, di aver pesato le cose e di aver capito. Ricordati di sorridere ha capito, e ha incominciato a ridere, Ricordati di sorridere ha alzato la testa e ha incominciato a ridere delle cose.
     
    Perchè un blog? Per me. Solo per me. Troppo spesso mi dimentico delle cose, troppo spesso mi dimentico di Enrico, il blog è qui a ricordarmi che Enrico avrebbe voluto ascoltarci e ci avrebbe riso su. Enrico non è nessuno, o meglio, ci sono tanti Enrico invisibili che non vogliamo vedere o di cui non ci ricordiamo, a questo mondo. Io ho avuto l'onore di conoscerne uno, uno che ha arricchito la mia vita. Enrico aveva 19 anni, aveva una malattia che gli ha portato via i migliori anni della sua vita, una malattia che lo ha minato giorno dopo giorno nel fisico e nell'intimo.Enrico non era uguale agli altri, lui ragionava già da grande, sebbene penso sapesse dentro di se che grande non sarebbe mai diventato. Enrico si mentiva ogni giorno, per andare avanti, giorno dopo giorno, per trascinarsi. La cosa peggiore non è stato perderlo (me l'aspettavo) ,la cosa peggiore è stata chiedermi perchè a lui si e a me no. Enrico a 19 anni si spense per colpa di una malattia genetica chiamata Anemia di Franconi, una malattia che lo rese una larva di se stesso, con il fisico di un ragazzo di 12 anni e la mente di uno di 30. La peggiore delle cose, la piena coscienza per comprendere che era diverso da tutti i ragazzi che a 19 anni si godono la vita. Io e Enrico avevamo più o meno la stessa età, io e Enrico avevamo più o meno la stessa malattia, ma è stato quel più o meno a fare la differenza.
    La mia malattia non era genetica, non mi minava nel fisico, non mi aveva reso una larva di me stesso, la mia malattia si mimetizzava, la mia malattia era solo sottocute. Eppure io e Enrico facevamo le stesse cure, le stesse cose, le stesse sofferenze. Io però avevo le mie storie, le mie fidanzatine, le mie cose, io avevo la mia vita. Lui non aveva nulla. La cosa peggiore era che la malattia non lo aveva solo minato nell'intimo, si vedeva che era diverso, a lui non spettavano le cose che avevano avuto gli altri. E lui ne era cosciente ogni giorno di questa diversità, l'impietoso quotidiano non gli risparmiava niente. Gli dicevo che le cose non stavano così, o che almeno sarebbero migliorate, ma dentro di me sapevo forse di mentire.
    Quando mi arrabbio per le cose devo ricordarmi di Enrico, che mi chiedeva di sapere e che mi ripeteva sempre :"Raccontami ancora come vedi il mondo, ma alla fine ricorda che niente è così grave, sono altre le cose gravi, ricordati di sorridere di fronte a queste cose e vai avanti, sarai più forte".
    Ogni tanto sono uno stupido, per sentirmi vivo e uguale agli altri permetto al quotidiano di farmi soffrire e di togliermi il sorriso. Scusami Enrico se ogni tanto mi dimentico di te e di come vedevi tu il mondo.
     
    Grazie Enrico, sei stato un maestro di vita.

     


    October 17

    Alle volte succedono cose davvero inspiegabili, incubi o sogni premonitori?

    Incubi: quando sognare fa più paura della realtà. (Si astengano dalla lettura i più sensibili)
     
    L'incubo è un sogno capace di procurare uno stato di angoscia,oppure può essere inteso come un motivo di assidua e intollerabile preoccupazione, spesso prolungato nel tempo, che ci portiamo inconsciamente a letto?
    A me in passato è capitato di avere dei brutti incubi, e a voi? Qual'è il vostro timore più grande? Oppure qual'è l'incubo peggiore o più ricorrente che avete mai fatto?
     
    Non saprei se gli incubi sono paure inconscie o abbiano attinenza con la realtà. Nel mio caso, premetto persona scettica, ci sono degli incubi che ancora oggi mi fanno riflettere, sebbene oramai appartengano al passato.Forse solo coincidenze, ma valutate voi.
     
    1. Una settimana come tante altre del 1995, precisamente una settimana di marzo, mi capitò di sognare per 7 notti consecutive una chiesa piena di gente, gente accalcata, tanta gente accalcata, tanta gente accalcata in religioso silenzio. Senza ragionare troppo sul significato n'è della chiesa, n'è della gente e n'è del silenzio, parlai di questa cosa con i miei genitori, arrivai a pensare che si trattasse del sogno del giorno del mio funerale. Sebbene a chi sogna la morte, si dice, si allunghi la vita, la cosa mi ricordo mi colpì non poco. Dall''ottava notte non ebbi più incubi, perchè l'ottava notte mancò mio padre. Improvvisamente. Un infarto mi dissero. Io avevo 19 anni, lui 57. Non dimenticherò mai il giorno del suo funerale. La chiesa era piena di gente, la gente era accalcata, tanta gente accalcata e non dimenticherò mai il religioso silenzio.
    2. Una notte del 1999, precisamente una notte di maggio, mentre ero in ospedale per seguire una terapia, mi svegliai di colpo e vidi (non so se era realtà post-sogno o stavo ancora sognando) un essere che mi scrutava nel buio. Lo fissai, o si fece fissare,quel tanto per comprenderne i lineamenti e i tratti fondamentali e poi scappò via. Ebbi come la senzazione che questa cosa volesse mostrarsi per salutarmi, come se ci conoscessimo. Non so se questo incubo possa aver attinenza con il fatto che nei giorni a seguire la mia salute migliorò e il male che mi accompagnava da 16 lunghi anni venne finalmente debellato. Non credo a queste cose, per questo quella notte e alcuni giorni a seguire mi sciacquai la faccia più e più volte con dell'acqua gelata, perchè alle volte non basta essere scettiti per convincersi e sperare di aver avuto solo un incubo.  
     
    Buonanotte gente, vi auguro di dormire tranquilli questa notte.
    Se invece non avete sonno, sono curioso di sapere qual'è l'incubo peggiore o più ricorrente che avete mai fatto, e se non vi è mai successo di svegliarvi e vedere che le cose, a volte, forse, accadono veramente.
    Ho finito, adesso possiamo tornare a riderci sopra.
     
     
    pianto mani
    August 01

    Genoa Cricket and Football Club:

    Genoa cricket and football club: lo sport è di tutti, è un peccato che oggi rischi di soffocare per gli errori di pochi.
     
    Questa volta l'argomento prescelto per il "Monologo" di oggi è il calcio, nello specifico il Genoa Cricket and Football Club. Poteva essere il primo degli argomenti da trattare nel mio blog, sicuramente non sarebbe mai stato l'ultimo, ma ho reputato opportuno lasciarne al caso la trattazione, oggi è un giorno opportuno per il caso.
    E' un giorno opportuno perchè ieri hanno sorteggiato i calendari 2007/2008 dei campionati professionistici di calcio italiani ed è venuto fuori che il 26/08/2007 la prima giornata della Seire A di calcio vedrà di fronte per i primi 3 punti della stagione il Genoa e il Milan ( a Marassi, Stadio Luigi Ferraris, casa Genoa). A questo punto è obbligatorio fare delle opportune osservazioni.
    L'ultima volta che la serie A passò da Genova, dal Ferraris, da Marassi....bhe ci siamo capiti, era il 4 giugno del 1995, partita Genoa-Torino. Un caldo pomeriggio di sole, con l'umidità che ti fa sudare anche da fermo all'ombra. La gola arsa dal caldo, un desiderio matto di essere al mare con addosso un costumino di canapa fresco, magari anche di fresco cotone o qualsiasi cosa che permettesse una traspirazione totale e continuativa. un giorno come oggi per intenderci, 36° e il terrore che il clima impazzisca ulteriormente. Lo ricordo come se fosse ieri. Lo ricordo bene, perchè io non ero n'è sul bagno-asciuga, n'è al mare e tantomeno a Marassi  per la partita, ma ero a letto, a Torino, nel mio letto. Non siate maliziosi e superficiali, ho detto solo che ero a letto, ma con il termometro a portata di mano per controllare se la colonnina di mercurio ( non esistevano ancora i moderni termometri a pressione) scendeva sotto i 37.9 gradi. Grado + grado - la colonnina del termometro e quella della temperatura quasi quasi segnavano lo stesso valore. Entrambe comunque troppo alte. Un desiderio matto di dormire, un mal di testa da uscire pazzi, ma gli occhi spalancati come se fossi a bordo di una Smart in contromano contro un Tir nel traforo del Monte Bianco. Una lucidità precaria, ma l'orecchio teso ad ascoltare le notizie che pervenivano dalla radio  sintonizzata sull'ultima partita di campionato, Il campionato di calcio del 1995. Partite decisive ai fini della lotta salvezza. Genoa-Torino a Marassi e Inter- Padova a Milano. Il Padova a +2 sul Genoa e questi 90 min. da giocare, situazione di vera sofferenza al culmine di una settimana passata a fare calcoli e studiare probabilità di salvezza. Primo tempo senza lode e senza infamia, collegamenti dai vari campi completamentre rimossi, la mia mente si accendeva solo quando i campi collegati erano quelli appena riportati. Classifica alla mao stropicciata tanto era logora di calcoli. A inizio del secondo tempo i cugini del Toro finsero uno svarione difensivo e permisero al grande Skhuravy (grande in tutti i sensi) di fare 1 a 0. Il risultato più scontato tra squadre gemellate, di cui una è salva  e l'altra deve vincere per salvarsi. Questo fu l'ennesimo gol del Ceco in quel campionato disgraziato, gol peraltro decisivo perchè il risultato finale fu proprio Genoa 1 Torino  0. Ma gol alle sembianze inutile visto che al 91° minuto Inter e Padova stavano ancora sullo 0 a 0. Il Padova così era salvo con un misero punticino di vantaggio. Tutte le partite erano finite, tutte tranne una, la più importante.A Milano c'erano ancora da raccontare, in solitaria, questi 2 interminabili minuti di recupero. Mi ricordo come se fosse ieri mia madre che mi porta una spremuta d'arancia a letto per la mia gola. Posa la spremuta sul comodino mentre l'Inter è in attacco e guadagna un calcio d'angolo, 91° e 30 secondi. Angolo battuto dall'Inter. Vedo mia madre mentre si allontana, lavedo con la coda dell'occhio perchè io sono dentro la radio, ma quasi più per disperazione che per vera e propria convinzione di un miracolo....Il cronista: "la palla arriva sporcata da un difensore del Padova a Marco Del Vecchio, solitario in area e indisturbato"...... ricordo, 91° e 45 secondi. Devo ammettere che a questo punto quasi mi arresi, Marco Del Vecchio, chi era Marco Del Vecchio????? Invece al 91° e 52 o 54 secondi, comunque proprio alla fine, questa giovane promessa quasi sconosciuta inventò qualcosa e regalò ad una moltitudine di persone un momento di indescrivibile gioia. Grazie Marco Del Vecchio, goooooool. Inter 1 Padova 0, questo significava che la retrocessione si sarebbe decisa con una partita di spareggio tra Padova e Genoa. Dopo Il gol di Del Vecchio, a Marassi ,Signorini (l'indimenticabile capitano) uscì di corsa dagli spogliatoi, dove la squadra vi era entrata pensando alla B e sfogò la sua rabbia-gioia sui cartelloni pubblicitari sotto la Gradinata Nord, stracolma di tifosi increduli e festanti. Lacrime di gioia, di speranza (il Destino, sempre lui, crudele e beffardo pochi (troppo pochi…) anni dopo riportò il Capitano sotto quella gradinata e neanche le lacrime gli furono concesse da una maledetta e terribile malattia… anche in questo si potrebbe leggere un segno del Destino del Genoa…. chi può scrutare i suoi tortuosi percorsi?.
    Io quella scena non la vidi dal vivo come già detto, mi rotolavo festante nel mio letto, imbottito di medicinali, ma conscio della gioia che stavo vivendo. Gioia effimera durata appena 6 giorni… a Firenze si ebbe il “degno” epilogo di un Anno Orribilis per la società, la squadra e la tifoseria tutta…. Il giorno dello spareggio perso con il Padova ai calci di rigore. Quel giorno un caldo diluvio nella città regina della Toscana, nessuno, pur con il groppo in gola, il film del campionato e delle occasioni perse che in loop scorreva nella testa e la morte nel cuore, immaginava che sarebbero passati 12 anni. Dodici lunghissimi anni. Nuove generazioni di genoani/e sono nati/e, ragazzi si sono fatti uomini, si sono sposati ( io tra loro). Nel 1995 stavo a casa e bigiavo da scuola, adesso sono sposato, sempre giovane, ma ne è passata di acqua sotto i ponti. Molti hanno avuto dei figli, persone di mezza età si sono avvicinate alla vecchiaia, decine e decine di noi, non ci sono più…. (CIAO PAPA'). Dopo 12 anni 2 mesi e 10 giorni, la serie A ripasserà dal Luigi Ferraris, come se nulla fosse successo in mezzo, ed in campo scenderanno da una parte le stesse maglie di allora, e dall'altra, al posto del bianco-granata del Torino, ci saranno delle maglie bianche-rossonere del Milan… la squadra che con la partita del 29 gennaio del 1995 ( Morte di Spagnolo, tifono genoano, ad opera di un tifoso del Milan, Simone Barbaglia) diede il “la” all'Anno Orribilis del Grifone, uno dei tanti e, forse, neppure il peggiore (non solo sportivamente….)…
    A me piace pensare che nulla sia casuale, che il Destino abbia per ciascuno di noi, Genoa compreso, un suo percorso ben delineato, dove ogni che cosa accade in un dato momento, avrà il suo compimento in un'altra che accadrà molto dopo…. Come una mossa di apertura si una partita a scacchi la cui utilità la si può valutare solo molte mosse più tardi….
    Domenica 26 agosto il Genoa scenderà in campo, per rincontrare la serie A. Comunque vada sarà come quando si rivede una vecchia fiamma dopo tanto tempo, ci si chiede in maniera impacciata come và, dopo un iniziale imbarazzo si cerca di approcciare un qualsivoglia argomento, più l'amore è stato profondo e intenso, più gli attimi sembrano lunghi. Ci si rinnova spesso con lo sguardo 1000 parole mai dette, poi ogniuno per la sua strada sapendo che ci si è lasciati qualcosa dietro. Oppure è come un ergastolano che esce di prigione dopo 12 anni, 12 lunghi anni in cui l'astensione dai vari piaceri sono stati una privazione. Questo è quello che ritengo significhi questo campionato per noi genoani,12 anni dopo quell'ultima volta,12 anni passati per lo più a non sprofondare, spesso persino in apnea sotto la superficie del tollerabile…. Del Milan non mi interessa, potevamo anche esordire contro il Pizzighettone, a me interessa che tutti si rendano conto di che cosa rappresenta quella partita per i suoi tifosi… Chiedo solo questo… quel giorno me ne starò al mio posto di tifoso corretto e leale e vorrei che tutti i tifosi la pensassero come me in tutte le partite, vorrei poter sentire nelle teste di tutti i tifosi , ogni domenica, quello che ho in testa io adesso, vorrei poter vedere su tutti i campi quello che ci metterei io…. Il risultato della partita non mi interessa, queste cose sì….12 anni sono quasi una vita…e tutti i tifosi dovrebbero essere più responsabili. Lo sport è di tutti, è un peccato che oggi rischi di soffocare per gli errori di pochi.