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March 13 Come si diventa re, anche solo di castelli in aria.Avete mai pensato: adesso basta, voglio tornare indietro???? Avete mai chiuso gli occhi per poi riaprirli 3 secondi dopo nella speranza di essere tornati piccoli piccoli, o magari, poter ricominciare solo qualcosa da capo???
Se ne aveste la possibilità, se poteste davvero tornare indietro, lo fareste davvero??? O siete tra quelli che sognano a occhi aperti, ma sono sempre pronti a tirarsi indietro??? Io ho chiuso gli occhi tante di quelle volte che nemmeno mi ricordo quante sono, i 3 secondi sono diventati minuti, i minuti sono diventati ore, le ore sono diventate giorni.
Purtroppo, adesso devo andare a pranzo, ma dopo riprendiamo il filo del discorso, così vediamo di approfondire e di fare in modo che anche voi abbiate l'opportunità di esprimervi.
Eccoci di nuovo qui. Il pranzo e la conseguente passeggiata sono state davvero piacevoli, la passeggiata, poi, ha ossigenato i miei pensieri. Allora, veniamo al sodo.
Cercando di trovare un posto opportuno in casa mia a tutto quello che è stato prelevato durante il recente trasloco di casa di mia madre, mi è capitato tra le mani un oggetto a cui sono stato molto affezionato in passato:un libro.
Il libro in questione è "Come si diventa Re" di Jan Terlouw, genere fantasy per ragazzi. Un libro che all'epoca (parliamo di 18 anni fà) mi appassionò tantissimo e che mi sentivo pronto a rileggere l'altro giorno. Così stavo in effetti per fare (140/150 pagine, scritte grandi grandi), ma poi mi sono fermato, ho richiuso il libro e l'ho riposto con cura in attesa che arrivi il momento per proporlo a qualcun altro. Perchè???
Spesso mi sono rivolto questa domanda: se potessi tornare indietro nel tempo, lo farei??? Forse non lo farei se potessi davvero, anche se è un pensiero avuto tante e tante volte.
Il problema è che, probailmente, tornerei indietro con la mentalità di un uomo adulto, quale sono oggi, e non più con quella di uno spensierato e sprezzante ragazzo. Non sarebbe più la stessa cosa. La mia paura è che quello che ricordo essere come un bel libro (con una vicenda avvincente, con una trama incalzante), oggi, ad una seconda rilettura (più adulta), mi possa annoiare. Il libro è un esempio, ma la vita è la stessa cosa. C'è un tempo per ogni cosa. A tutti piacerebbe potersi piacere per quello che si è o che si ha, ma forse troppo spesso divaghiamo su quello che siamo stati o su quello che avremmo potuto essere o avere.
Due sono le cose: 1) questo è umano 2) questo modus operandi forse ci aiuta a vivere meglio.
Poi ci sono quelli che i ricordi cercano di sfuggirli,di metterli da parte, ma,gira e rigira, sono loro (i ricordi) che si rifanno vivi. Sembriamo tanto sicuri di noi, ma poi, forse sul più bello, vecchie foto, un vecchio amore, vecchi amici... ci lasciamo sempre cogliere di sorpresa, quasi a rimettere in gioco certezze che reputiamo consolidate e acquisite!
Però queste emozioni, che forza, eh??????? Tante volte avrei voluto tornare indietro, lo ammetto, e girare qualche cartello nella mia semplice esistenza, anche solo per vedere cosa sarebbe potuto accadere o che piega avrebbero preso i tanti SE e i tanti MA. Ma adesso, in questo preciso istante, sono felice. Non tornerei indietro. Oggi no. Per una volta non vorrei nemmeno tornare indietro anche solo per colmare con parole d'affetto i pochi silenzi avuti con mio padre. Oggi no. Oggi vorrei parlargli da cresciuto e vorrei che fosse qui con me oggi, vorrei vedesse cosa sono diventato. Ciao Papà, non sò se ho capito come si diventa re leggendo un semplice libro, ma forse ho capito come si può essere felici ricordandosi delle cose belle, più che vivendo nel rammarico di quelle brutte. Oggi voglio essere il ragazzo della foto: voglio guardare avanti e magari fare anche dei castelli in aria. Oggi voglio essere il re dei miei castelli in aria, belli o brutti che siano. Ciao Ciao.
December 12 CV pasticciati, esagerati e pieni di ingenuità."La mia azienda sta tirando le cuoia- Mille Curricula ridicola dell'Italia che cerca lavoro".
Visto che siamo in tema, e che il punto di vista deve sempre essere quello positivo del riderci su, cerchiamo di essere coerenti e siamo propositivi. In questo periodo di Curriculum freementi, vi riporto questo breve estratto di un libro che cade a tema sull'argomento.Sono circa un migliaio i CV ivi raccolti.Tutti pasticciati, esagerati, pieni di ingenuità e strafalcioni esilaranti. E ora un cacciatore di teste li ha raccolti in un libro che è già un successo. Si intitola "La mia azienda sta stirando le cuoia - mille curricula ridicola dell'Italia che cerca lavoro". L'editore è Sperling & Kupfer. L'autore si nasconde dietro lo pseudonimo di Enza Consul. Ma si sa che è un professionista della selezione del personale: uno di quelli che, nel gergo aziendale, vengono chiamati "cacciatori di teste". Per 15 anni ha diligentemente raccolto, tra le migliaia di risposte alle inserzioni di ricerca del personale, i curriculum più spiritosi e divertenti. Tutti rigorosamente autentici, assicura l'anonimo autore. Vediamo di riderci un pò sù, qui divisi e riportati in brevi categorie.
L'ESORDIO
L'alfabeto?: Sono un laureato in economia e commercio, vi scrivo perché voglio diventare un manager con la A maiuscola... Poliziesco: Allego alla presente il mio identikid... Infiltrato?: Vi chiedo di essere infiltrato nella vostra Banca dati... Aiutooooo il lama!: Prendo sputo dalla vostra inserzione... Station wagon?: In risposta al Vostro annuncio premetto che dispongo di un ampio bagagliaio d'esperienza... Saldi, saldi, venghino signori e signore: Sono in offerta speciale perché tra due giorni mi dimetto... Barbiere di Siviglia: Volete un venditore coi baffi, pelo e contropelo? Demenziale: Vi ringrazio del Vs. invito, ma siccome ci ho ripensato, non accetto inviti da sconosciuti Magellano: Vi allego una breve, ma mi auguro chiara, circumnavigazione delle mie esperienze professionali Il Coerente: Sono perito agrario ancora in erba... COME SI PRESENTANO Capelluto puntuale: Non sono calvo e ho il fisic du rolex Gerarchie: Stato di famiglia: padre, madre, fratello inferiore. Tira e molla: Mi sono separato, poi divorziato, poi risposato poi ancora separato, adesso non ci casco più Bidonato: Ho sposato un'ereditiera che però non ha mai ereditato STUDI E QUALIFICHE Audioleso: Ho fatto un corso di specializzazione alla Sordona Il Padrelingua: Sono di padre-madre-lingua inglese Come farà al telefono? L'italiano lo conosco bene ed è già di pochi, le lingue straniere sono scolastiche ma me la cavo con la mimica E allora?: Ho partecipato ad un gioco quiz di Mike Bongiorno Sì, si vede: Come vedete sono un autodidattico Libero a pranzo: Prima lavoravo sotto padrone, ma adesso faccio il free-lunch ASPIRAZIONI Quello dalle ambizioni concrete: Per tanti soldi, prestigio, e avere una segretaria bella e disponibile e con le tette grosse... La medaglia a tre facce: Ci sono tre facce della medaglia che mi spingono ad andar via: la prima, la distanza. La seconda: i soldi. La terza: mia moglie che lavora nel mio ufficio e già la sopporto a casa. Il riscatto: Aspettativa economica: vanno bene soldi anche di piccolo taglio basta che non siano al di sotto dei 40 milioni lordi ALTRI INTERESSI Sport inediti: Arti marziali e bidi bolding ... Colf ... Futting ... Tiro assegno ... Tiro con l'arco a livello agonia HOBBY E DIVERTIMENTI Sono incline ai rapporti umani, quindi capo scout ... Colleziono targhe di inizio secolo con la scritta "ritirata uomini" e "ritirata donne" ... Seguo una dieta magrobiotica ... Raccolgo solo cani bastardati ... Sono nella banda come sostituto ... Studio il buco nero ... Pesca subacquea nei bassifondi dello Ionio ... Faccio tornei di briscola mimica il sabato al bar Come potete vedere c'è n'è veramente per tutti i gusti. Il CV è il nostro biglietto da visita, fondamentale che sia scritto bene e che ci presenti per quello che siamo, non per quello che vorremmo essere. Troppo spesso ne mandiamo in giro non rispecchianti le nostre effettive capacità, poi però non possiamo lamentarci se ci chamano a fare dei colloqui per dei ruoli che non ci interessano. Io consiglio la massima trasparenza, anche nelle occasioni più difficili. Prometto che da domani cambio discorso e vi aggiornerò solo al buon esito della questione.......sempre che non mi vediate sparire perchè sbaraccano tutto in fretta e furia. Bhè, speriamo di no, che mi avvisino almeno, così vi saluto.Ciao e buon divertimento con il video del DISOCCUPATO Ciro, ridiamoci su.
Almeno sul ridere nessuno può metterci in CASSAINTEGRAZIONE O LICENZIARCI, o no?
IL VIDEO DEL DISOCCUPATO, PERLE DI SAGGEZZA.
September 21 Lottare significa educare e far evolvere i costumi. Suad e la sua storia."Nessuno può immaginare il dolore che si prova con il corpo in fiamme. Un dolore atroce, profondo, che non si dimentica più":Io, Suad, condannata a morte.
"Nessuno può immaginare il dolore che si prova con il corpo in fiamme. Un dolore atroce, profondo, che non si dimentica più". Sono passati molti anni da quando, una sera d'estate, Suad si mise a correre disperata nel cortile di casa avvolta da una palla di fuoco, ma il ricordo di quei momenti di terrore è impresso indelebilmente nella sua memoria. E soprattutto sulla pelle martoriata del suo corpo, rimasto a lungo tra la vita e la morte, costretto a giacere per un anno su un letto d'ospedale, subendo ventisette operazioni.
Quella sera d'estate Suad era solo una ragazza di diciotto anni, nata e cresciuta in un piccolo villaggio della Cisgiordania, dove un padre-padrone la costringeva a una vita impossibile: nessun diritto, niente scuola, solo obbedienza e faticosi lavori domestici. E proprio quel padre ignorante e autoritario non esitò a condannarla a morte per punire una gravidanza frutto di un amore clandestino. Per lui e per tutta la famiglia, Suad era solo "una charmuta, una puttana che doveva scomparire dalla faccia della terra". Ad incaricarsi dell'esecuzione fu il cognato, che le versò addosso una bottiglia di benzina e le diede fuoco, lasciandola in fiamme in mezzo al cortile. La ragazza però non morì, finì in ospedale dove il figlio nacque miracolosamente. Nell'indifferenza generale, soffrì le pene dell'inferno, ma riuscì a sopravvivere, fino a quando una organizzazione umanitaria si prese cura di lei e la portò in Europa, dove finalmente fu curata. Questa storia terribile e drammatica Suad la racconta oggi in Bruciata viva (Piemme, pagg. 250, euro 14,90, in libreria il 23 febbraio), un libro che in Francia ha venduto oltre 300.000 copie ed è già in corso di traduzione in diciotto paesi. "Quando mi fu proposto di ripercorrere la mia drammatica esperienza, ho avuto paura. Ho esitato a lungo. Temevo di espormi troppo e temevo soprattutto le reazioni delle persone che mi stanno vicine", spiega la donna, che oggi è sposata e ha tre figli, ma si presenta in pubblico sempre con il volto coperto da una maschera per non farsi riconoscere: "Ricordare e raccontare il mio passato è stato doloroso. Questo sforzo di memoria traumatico mi ha però fatto bene, come una terapia. Mi sono liberata dai fantasmi del passato. Inoltre, mio marito e i mie figli ora conoscono tutti i particolari del mio calvario, sanno da che cosa sono scappata. Non devo più nascondere nulla". Per ricostruirsi fisicamente e psicologicamente, Suad ha avuto bisogno di molto tempo. E' partita lontano, in un paese straniero. A poco a poco ha superato le sue paure e si è rifatta una vita, ma, ogni volta che racconta ciò che le è successo, è costretta a rivivere il suo dramma: "Una volta, durante un incontro pubblico, una donna ha messo in dubbio le mie parole. Il mio calvario le sembrava impossibile. Allora mi solo alzata in piedi, mi sono girata, ho sollevato la camicia e ho mostrato la mia schiena piagata. La donna ha cominciato a piangere. Per me fu un momento difficile, ma per lei fu una situazione insopportabile". Se l'autrice di Bruciata viva si è decisa a scrivere la sua storia, è soprattutto perché vuole denunciare l'orrore del delitto d'onore, una pratica che purtroppo è ancora in vigore in molti paesi. Secondo le stime dell'Onu, infatti, ogni anno almeno cinquemila donne di ogni età vengono condannate a morte per aver macchiato l'onore della famiglia: "Mi piacerebbe che il libro venisse letto soprattutto in quei paesi dove queste barbarie hanno ancora luogo. In Medioriente, in Turchia, in India o in Pakistan molte giovani ragazze muoiono bruciate vive, strangolate o spinte al suicidio, solo perché hanno infranto i costumi della tradizione o si sono sottratte alla violenza del potere maschile. Si tratta di veri e propri omicidi che poi spesso vengono fatti passare per incidenti". Per Suad, l'opinione pubblica non può più restare inerte di fronte a un tale dramma. Deve aiutare le donne di questi paesi a trovare la forza e il coraggio di ribellarsi, soprattutto le ragazze più giovani, quelle che vanno a scuola e iniziano a comprendere l'arretratezza della loro condizione di sottomissione. "Lottare", dice, "significa educare e far evolvere i costumi. Io e le mie sorelle non abbiamo avuto il diritto di andare a scuola, solo mio fratello ha avuto tale privilegio. Anche per questo abbiamo accettato la nostra vita senza ribellarci. Quando vivevo in Cisgiordania, infatti, non mi rendevo conto dei torti e delle ingiustizie che subivo. La violenza di mio padre, i maltrattamenti, i lavori faticosi a cui ero costretta, tutto mi sembrava normale. Persino la mia condanna a morte mi sembrò normale e ineluttabile, anche perché provavo un terribile senso di colpa per aver amato un uomo di nascosto. Avevo l'impressione di aver commesso una colpa gravissima. E al villaggio tutti erano contro di me". Solo allontanandosi da quel mondo, mentre curava le sue cicatrici, Suad ha scoperto come poteva essere una vita diversa e ha capito che anche le donne hanno diritto alla felicità: "Durante l'infanzia e l'adolescenza non ho mai conosciuto né gioia né piacere, solo sfruttamento, privazioni e violenza. Oggi voglio combattere quel mondo di tradizioni arcaiche, nella speranza che le ragazze più giovani possano avere un destino diverso dal mio". Riflettere gente.
September 20 I libri pendolari.BOOKCROSSING IN CARROZZA:anche un vostro libro può diventare un pendolare, in attesa di scendere a chissa quale fermata.
Se siete dei viaggiatori abituali o occasionali, vi sarà certamente capitato di notare come, viaggiando soprattutto in treno, ci si possa imbattere in oggetti lasciati sui sedili vuoti da chi ci ha preceduti in quel passaggio. Parliamo di tutta una gamma di prodotti spesso già comsumati e oramai inservibili (cartacce, packaging di sigarette vuoti, etc), alle volte dimenticati o smarriti (occhiali, chiavi, etc) o abbandonati a se stessi volontariamente( giornali, libri, etc). Mentre i prodotti inservibili non rappresentano alcun valore aggiuno e quelli dimenticati devono essere attentamente valutati (un portafoglio isolato spesso ci mette in crisi con la nostra coscienza ancora prima di verificarne il contenuto), gli oggetti abbandonati posso rappresentare una ricchezza inaspettata. Se riflettiamo sui motivi che per cui questi oggetti vengono abbandonati, potremmo scoprire come dietro ci siano delle ragioni sicuramente scontate, ma alle volte potremmo scoprire come le stesse possano essere inaspettate e sorprendenti. A me è successo e vorrei racconttarvi una cosa che non forse tutti sanno. Mentre i giornali ( i quotidiani, i settimanali, etc), il più delle volte, vengono lasciati per il più ovvio dei motivi, perché già letti durante il viaggio, e rappresentano un peso in più (scomodo) di cui il viaggiatore che scende si libera volentieri per non trascinarselo nel proseguo del suo viaggio, i libri sono spesso dimenticati nella foga della discesa, ma sono anche spesso abbandonati volontariamente. Voi direte, perchè abbandonare un libro? Un libro non è una ricchezza? Il libro non è l'oggetto che da sempre incarna il simbolo della cultura e della nozione, e allora chi potrebbe essere tanto avventato da lasciarlo volutamente abbandonato su un anonimo vagone di un treno qualunque? La risposta è una sola ed è un'usanza che ho scoperto aver preso molto piede in tempi recenti. Si tratta di libri che vengono deliberatamente lasciati con un unico scopo : quello di condividere con uno sconosciuto, e rimanendo donatori assolutamente anonimi, il piacere della lettura di un libro. Posso documentare come iniziative del genere sono diffuse da diverso tempo nel mondo. La moda, se così la si vuole chiamare, è partita dagli Stati Uniti (e quando mai si fanno mancare qualcosa questi americani, geniali) ed è stata ribattezzata "bookcrossing". In Italia è stata diffusa soprattutto da Radio3, come si apprende dal sito www.radio.rai.it/radio3/fahrenheit/passalibro.cfm, con la trasmissione Fahrenheit, il programma quotidiano di Radio3 in onda dalle 15 alle 18. Se principalmente è la (vasta) comunità dei lettori ad essere coinvolta in questo gioco dai molti positivi aspetti, anche altre comunità ne sono partecipi, come quella qui trattata dei viaggiatori in treno, i cosiddetti pendolari. Infatti noi abbiamo parlato di treni, ma scorrendo la lista dei libri lasciati e ritrovati si scopre come non siano solo i luoghi del viaggio pendolare quelli in cui avviene il bookcrossing, ma sono sicuramente quelli in cui ,con più frequenza, avviene lo scambio anonimo dei libri. Due cose si possono notare tra le altre, da parte di chi partecipa a questo gioco (all'indirizzo http segnalato) lasciando "in eredità" i propri libri.Innanzitutto la grande precisione nel descrivere il treno, spesso con il suo numero e con l'orario, in cui il libro viene lasciato o è stato trovato. Come a dire che si possono amare i libri ed essere pendolari consapevoli allo stesso tempo. Una nuova dimensione con cui considerare il pendolare: anche colto e sensibille oltre che affrettato e tendenzialmente insoddisfatto del servizio ferroviario. La seconda è il gran numero di persone che quotidianamente decidono di aderire a questa forma di scambio o deposito culturale. Numeri che possono continuare ad aumentare, con il contributo di chiunque voglia aderire. Per chi fosse incuriosito da questa basta forma di comunicazione (modello grande biblioteca mondiale) può incollare sul libro l'etichetta che si può stampare dal sito di Radio3 ed eventualmente segnalare su internet il fatton (se lo si vuole registrare). Il gioco è fatto, anche il vostro libro diventerà un pendolare, in attesa di scendere a chissa quale fermata. September 04 Gomorra di Roberto Saviano."Un consiglio? Leggetelo, anche se non vi piace leggere. Quando avrete finito, avrete sicuramente qualcosa di cui parlare". Capitolo primo: Il porto
da Gomorra di Roberto Saviano (pagine 11-12)
[...] Il container dondolava mentre la gru lo spostava sulla nave. Come se stesse galleggiando nell'aria, lo sprider, il meccanismo che aggancia il container alla gru, non riusciva a domare il movimento. I portelloni mal chiusi si aprirono di scatto e iniziarono a piovere decine di corpi. Sembravano manichini. Ma a terra le teste si spaccavano come fossero crani veri. Ed erano crani. Uscivano dal container uomini e donne. Anche qualche ragazzo. Morti. Congelati, tutti raccolti, l'uno sull'altro. In fila, stipati come aringhe in scatola. Erano i cinesi che non muoiono mai. Gli eterni che si passano i documenti l'uno con l'altro. Ecco dove erano finiti. I corpi che le fantasie più spinte immaginavano cucinati nei ristoranti, sotterrati negli orti d'intorno alle fabbriche, gettati nella bocca del Vesuvio. Erano lì. Ne cadevano a decine dal container, con il nome appuntato su un cartellino annodato a un laccetto intorno al collo. Avevano tutti messo da parte i soldi per farsi seppellire nelle loro città in Cina. Si facevano trattenere una percentuale dal salario, in cambio avevano garantito un viaggio di ritorno, una volta morti. Uno spazio in un container e un buco in qualche pezzo di terra cinese. Quando il gruista del porto mi raccontò la cosa, si mise le mani in faccia e continuava a guardarmi attraverso lo spazio tra le dita. Come se quella maschera di mani gli concedesse più coraggio per raccontare. Aveva visto cadere corpi e non aveva avuto bisogno neanche di lanciare l'allarme, di avvertire qualcuno. Aveva soltanto fatto toccare terra al container, e decine di persone comparse dal nulla avevano rimesso dentro tutti e con una pompa ripulito i resti. Era così che andavano le cose. Non riusciva ancora a crederci, sperava fosse un'allucinazione dovuta agli eccessivi straordinari. Chiuse le dita coprendosi completamente il volto e continuò a parlare piagnucolando, ma non riuscivo più a capirlo.
Tutto quello che esiste passa di qui. Qui dal porto di Napoli. Non v'è manufatto, stoffa, pezzo di plastica, giocattolo, martello, scarpa, cacciavite, bullone, videogioco, giacca, pantalone, trapano, orologio che non passi per il porto. Il porto di Napoli è una ferita. Larga. Punto finale dei viaggi interminabili delle merci. Le navi arrivano, si immettono nel golfo avvicinandosi alla darsena come cuccioli a mammelle, solo che loro non devono succhiare, ma al contrario essere munte. Il porto di Napoli è il buco nel mappamondo da dove esce quello che si produce in Cina, Estremo Oriente come ancora i cronisti si divertono a definirlo. Estremo. Lontanissimo. Quasi inimmaginabile. Chiudendo gli occhi appaiono kimono, la barba di Marco Polo e un calcio a mezz'aria di Bruce Lee. In realtà quest'Oriente è allacciato al porto di Napoli come nessun altro luogo. Qui l'Oriente non ha nulla di estremo. Il vicinissimo Oriente, il minimo Oriente dovrebbe esser definito. Tutto quello che si produce in Cina viene sversato qui. Come un secchiello pieno d'acqua girato in una buca di sabbia che con il solo suo rovesciarsi erode ancor di più, allarga, scende in profondità. Il solo porto di Napoli movimenta il 20 per cento del valore dell'import tessile dalla Cina, ma oltre il 70 per cento della quantità del prodotto passa di qui. È una stranezza complicata da comprendere, però le merci portano con sé magie rare, riescono a essere non essendoci, ad arrivare pur non giungendo mai, a essere costose al cliente pur essendo scadenti, a risultare di poco valore al fisco pur essendo preziose. [...]
August 30 L'aldilà di Andrea Sardos Albertini.
L'irrazionale ricchezza della vita mi ha insegnato a non rifiutare mai niente. Il caldo che c'è oggi a Torino, è davvero opprimente. Insieme a voi vorrei andare in bicicletta fino al parco del Valentino. Il posto è abbastanza lontano dalle case, ma se consideriamo che Torino è ancora un'esplosione di colori e verde estivo, la bicicletta potrebbe essere il mezzo migliore per girare in questo periodo in città. Voglio farvi vedere un posto particolare e raccontarvi una storia che forse non conoscete: quella di Andrea Sardos Albertini che ha come epilogo della sua tragica storia, proprio al Valentino. Il tutto ebbe origine nel giugno 1981 quando un fatto terribile avvenne in quella famiglia. Andrea, originario di Trieste, figlio di un noto avvocato, era un ragazzo molto riservato, di buoni sentimenti. La scrupolosità era la costante della sua vita e la sua condotta si era sempre rivelata irreprensibile. Un giorno, dopo aver detto alla famiglia che si sarebbe assentato per un breve periodo di vacanza pre-esami, sparì misteriosamente, e le varie ricerche che fecero conoscenti e genitori, portarono la vicenda qui a Torino.La ricostuzione dei fatti volle che il ragazzo fosse aggredito da persone che rimasero impunite ( qui a Torino per una banale rapina finita in tragedia) e presumibilmente gettato nel fiume Po, proprio in prossimità di questo luogo del parco del Valentino che voglio mostrarvi, vicino al Borgo Medioevale. Usiamo il condizionale, perchè il corpo non venne mai ritrovato e la ricostruzione dei fatti ha dello spettacolare. Il padre del ragazzo, infatti, dopo aver fatto numerose ed infruttuose ricerche, incontrò per caso una sensitiva ( la disperazione conduce gli uomini a provare tutte le strade), la signora Anita, che con la scrittura automatica gli comunicò che il corpo di Andrea si trovava a Torino, sepolto in fondo al fiume Po, in prossimità del Castello del Borgo Medioevale. Iniziarono subito le ricerche nelle acque del fiume, i vigili del fuoco ne sondarono il fondo, ma inutilmente: il fondale era troppo limaccioso. Da alcune fotografie che vennero fatte nei fondali, si potè comunque scorgere quella che poteva essere la sagoma di un corpo incagliato. Ma diversi contrattempi impedirono il recupero immediato della salma. Tramite la scrittura automatica della signora Anita, l'anima di Andrea rispose che il suo corpo era rimasto incagliato fra i rami e poi portato via dalla corrente. La volete sapere una cosa?Appena fu possibile venne riscandagliato il fondale, ma del corpo nessuna traccia, e nemmeno più nelle foto compariva. MISTERI. Il padre in questo luogo ha deposto un cartello commemorativo. Sono stati scritti diversi libri su questa vicenda. Dai vari siti che ho interpellato sembrerebbero essere tutti appassionanti ed interessanti. Oggi ho deciso di riportarvi la vicenda di questo ragazzo, sia per lo strascico che ne è seguito, e sia perchè quotidianamente, in pausa pranzo, scorgo una foto dello stesso (appesa dal padre, deceduto nel 2005) ad un albero sulla riva del po, nel luogo ove la Medium ne aveva segnalato il corpo. Dalle ricerche che ho fatto per pura curiosità sembra che, a distanza ancora di venti anni circa, sono davvero tante le persone che si sentono aiutate dalla presenza di questo ragazzo di nome Andrea, confortate dalle sue parole, gli attribuiscono qualità di Santo. Mi sono domandato: "Solitamente quando una persona trapassa, anche se giovane, il ricordo dopo un pò affievolisce, rimane la memoria nella stretta cerchia di parenti ed amici, ma poi scema piano tra i meno intimi". Nel caso di Andrea il suo ricordo sembra invece essersi esteso in buona parte dell'Italia e anche del mondo. Molte persone affermano di essere state beneficate da lui spiritualmente, moltissime di aver trovato tramite lui, la Grazia. Si tratta di un fenomeno di un'intensità davvero impressionante. Diciamo che se non avessi visto quella foto sull'albero, mai avrei conosciuto questa storia, ma comunque, scavando a ritroso, ha dei punti davvero oscuri e a cui dare delle risposte è difficile. Vi riporto un estratto di un saggio di una scrittrice che crede nella presenza di questo ragazzo: <".......[...] io e le mie amiche, abbiamo posato la bicicletta e ci incamminiamo a piedi verso il luogo dove, in quel punto, il Po avrebbe potuto trattenere, per un certo periodo il corpo di Andrea. Il passaggio della scrittrice si conclude con una citazione di Carl Gustav Jung (Kesswil, 26 luglio 1875 – Bollingen, 6 giugno 1961): "l'irrazionale ricchezza della vita mi ha insegnato a non rifiutare mai niente, anche se questo urta spesso con le nostre teorie oppure si rivela per il momento inspiegabile". Non so personalmente se esista l'aldilà, forse non mi interessa abbastanza, spesso però mi sono ritrovato a interrogarmi su fatti inspiegabili.Da un primo approccio scettico ho imparato a non rifiutare nulla, ancor prima di negare o confermare tutto. Spero con questo di avervi dato degli spunti di riflessione. Quel cartello lungo il fiume Pò è onestamente un pò inquietante. Ciao Ciao. |
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